BG IV.8
Discendo di era in era per liberare i credenti, annientare i miscredenti e ristabilire i principi della religione.
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BG IV.9
Chiunque conosca la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività, o Arjuna, non deve più nascere in questo mondo materiale; lasciando il corpo, raggiunge la Mia eterna dimora.
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Lettera a Sukadeva 05/4/1974
Una delle caratteristiche del devoto è la sua gentilezza. Se un confratello si ammala, è nostro dovere aiutarlo a trovare le medicine e ricevere le cure così che possa guarire; non c’è necessità di trattarlo male solamente perchè è malato. Non dovresti neanche permettere che chi si ammala venga trascurato. Finchè avremo un corpo materiale, saremo soggetti alla malattia, ma nonostante ciè dovremmo sempre cercare di rimanere sulla piattaforma spirituale.
New York 05/04/1966: BG II.49-51
Prabhupāda: Il Signore Śrī Kṛṣṇa sta solo cercando di porre Arjuna nella piattaforma di attività della coscienza pura. Abbiamo già discusso per molti giorni che non siamo questo corpo spento, ma siamo coscienza, in un modo o nell'altro, siamo in contatto con questa materia. Perciò la nostra libertà è controllata. In quanto esseri spirituali, siamo liberi, liberi di agire liberi di avere qualsiasi cosa, pura, senza contaminazioni, senza malattie, senza nascita, senza morte senza vecchiaia, e oltre a questo, abbiamo molte molte altre qualifiche nella nostra vita spirituale. Quindi, purtroppo, a causa del contatto con questa materia, siamo ostacolati in molti modi. Dovremmo capire che questa è l'opportunità; questa vita umana è l'unica opportunità. Se perdiamo questa opportunità, può darsi che nella prossima vita non avremo più questa bella forma di vita umana civilizzata, secondo il nostro karma. Ma una cosa è certa. Sarete felici di sapere che una volta iniziato questo processo di realizzazione spirituale si ha la garanzia di avere una prossima vita come essere umano.
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Prabhupāda: Il Signore Śrī Kṛṣṇa sta solo cercando di porre Arjuna nella piattaforma di attività della coscienza pura. Abbiamo già discusso per molti giorni che non siamo questo corpo spento, ma siamo coscienza, in un modo o nell’altro, siamo in contatto con questa materia. Perciò la nostra libertà è controllata. In quanto esseri spirituali, siamo liberi, liberi di agire liberi di avere qualsiasi cosa, pura, senza contaminazioni, senza malattie, senza nascita, senza morte senza vecchiaia, e oltre a questo, abbiamo molte molte altre qualifiche nella nostra vita spirituale. Quindi, purtroppo, a causa del contatto con questa materia, siamo ostacolati in molti modi. Dovremmo capire che questa è l’opportunità; questa vita umana è l’unica opportunità. Se perdiamo questa opportunità, può darsi che nella prossima vita non avremo più questa bella forma di vita umana civilizzata, secondo il nostro karma. Ma una cosa è certa. Sarete felici di sapere che una volta iniziato questo processo di realizzazione spirituale si ha la garanzia di avere una prossima vita come essere umano.
Nella Bhagavad-gītā si legge che śucīnāṁ śrīmatāṁ gehe yoga-bhraṣṭo ‘bhijāyate [Bg. 6.41]. Troverete nel corso di questa discussione con Arjuna e Kṛṣṇa quando Kṛṣṇa descriverà il sistema yoga, come agire.
Anche questo è un sistema yoga, yoga-sthaḥ kuru karmāṇi {BG II.48}. Questo è il karma-yoga. Quindi qualsiasi yoga, sia karma-yoga che dhyāna-yoga o jñāna-yoga, qualsiasi sistema di yoga, una volta iniziato in questa vita, continuerà. yoga-sthaḥ kuru karmāṇi.
Lo Śrīmad-Bhāgavatam dice tyaktvā sva-dharmaṁ caraṇāmbujaṁ harer bhajann apakvo ’tha patet tato yadi yatra kva vābhadram abhūd amuṣya kiṁ ko vārtha āptaḥ, āptaḥ abhajatāṁ sva-dharmataḥ [SB 1.5.17]. Questo è il discorso di Nārada al suo discepolo, Śrīla Vyāsadeva: "Dovresti cercare gente che cerca di connettersi nella vita spirituale nella conduzione della vita spirituale. Non importa anche se non riesce a completare il corso; non è comunque un perdente." L’intero sistema della conoscenza vedica, in particolare la saggezza di Kṛṣṇa... La filosofia vedica significa saggezza di Kṛṣṇa. vedaiś ca sarvair aham eva vedyam [Bg. 15.15]. Tutta la conoscenza vedica, tutta la saggezza vedica significa comprendere la saggezza di Kṛṣṇa. Questo è tutto. Nient’altro. La saggezza di Kṛṣṇa è stata descritta in modi diversi in tutto il mondo, a seconda dei tempi, dei luoghi e delle persone ma bisogna sapere che la saggezza di Kṛṣṇa è tutta intera. Quando parliamo di Kṛṣṇa, non prendete questa parola, la parola sanscrita Kṛṣṇa, in un significato settario. Kṛṣṇa significa il Supremo il più alto piacere.
Quindi yoga-sthaḥ. Nel verso precedente ci è stato consigliato di lavorare continuare a lavorare essendo situati nello yoga. E nello śloka successivo il Signore Kṛṣṇa dice
dūreṇa hy avaraṁ karma
buddhi-yogād dhanañjaya
buddhau śaraṇam anviccha
kṛpaṇāḥ phala-hetavaḥ
[Bg. 2.49]
dūreṇa: "Con la forza..." Proprio come le cose indesiderate che non ci piacciono, le gettiamo via. Supponiamo che durante la cena mi venga dato qualcosa che non mi piace... A volte lo rigettiamo: "Oh, non lo voglio".
Vedete? Allo stesso modo, la nostra discriminazione... "La discriminazione è la parte migliore del valore". Dobbiamo semplicemente imparare a discriminare se stiamo agendo sulla piattaforma materiale o su quella spirituale. Questo è tutto. Proprio come Arjuna. Ad Arjuna è stato consigliato di agire sulla piattaforma spirituale. Tutto qui. L’intero insegnamento della Bhagavad-gītā si basa su questo principio: Arjuna era perplesso per i pensieri materiali. E il Signore Kṛṣṇa voleva collocarlo nella piattaforma spirituale.
Questo è tutto. Quindi dall’attività di Arjuna, potete capire che cos’è la piattaforma spirituale e cos’è la piattaforma materiale.
Coloro che hanno studiato la Bhagavad-gītā fino alla fine e spero che alcuni di voi abbiano già letto la Bhagavad-gītā... Arjuna era un guerriero e Kṛṣṇa cercava di indurlo al suo dovere di militare: "Devi combattere". Ma Arjuna rifiutava: "Non posso uccidere i miei parenti, i miei amici, i miei fratelli, il mio maestro, mio nonno". Questa era la sua considerazione questa considerazione è una piattaforma materiale. Quando pensiamo in relazione a questo corpo, questa è la piattaforma materiale. Qualsiasi cosa fatta in considerazione di questo corpo... Il corpo significa i sensi. Ciò significa che tutto ciò che facciamo per la gratificazione dei sensi è materiale. E tutto ciò che facciamo per la soddisfazione del Supremo, è una piattaforma spirituale.
Quindi dobbiamo discriminare: "Se sto lavorando per la gratificazione dei sensi o se sto lavorando per la soddisfazione del Supremo?". Se riusciamo a imparare quest’arte allora la nostra vita si spiritualizza. Vita spirituale non significa che dobbiamo cambiare qualcosa di queste attività che siamo già impegnati, o che la nostra forma del corpo cambierà in qualcosa di straordinario.
Niente. Lo stesso corpo, le stesse caratteristiche la stessa attività, lo stesso impegno: tutto uguale. Ma dobbiamo conoscere l’arte: "Se queste attività vengono svolte dalla piattaforma spirituale o da quella materiale?". Se riusciamo a discriminare in questo modo, come il Signore Kṛṣṇa consiglia ad Arjuna, dūreṇa hy avaraṁ karma buddhi-yogād dhanañjaya {BG II.49}: "O Dhanañjaya...". Dhanañjaya è un altro nome di Arjuna. "Mio caro Dhanañjaya, buddhi-yogāt, con la tua intelligenza...". E come abbiamo spiegato, buddhi-yoga significa servizio devozionale al Signore. Quindi, secondo il criterio del buddhi-yoga, il servizio devozionale al Signore bisogna fare tutto. Questa è la tecnica. dūreṇa hy avaraṁ karma buddhi-yogāt, buddhi-yogāt. Dovete usare la vostra intelligenza: "Se sto facendo questo sulla piattaforma della pura coscienza o sulla piattaforma di questo corpo?".
All’inizio è necessaria una guida. Senza guida non è possibile. Qualsiasi cosa vogliate imparare all’inizio, qualsiasi arte o scienza, avete bisogno di una guida. Proprio come un bambino piccolo, quando inizia a camminare ha bisogno dell’aiuto del fratello o della sorella maggiore o del padre o della madre per fare un passo, un passo, un passo, un passo... Ma quando inizia a camminare in modo indipendente non ha bisogno di alcun aiuto. Allo stesso modo, per imparare quest’arte "Sia che io agisca sulla piattaforma spirituale o su quella materiale", si ha bisogno di un maestro spirituale di una guida. E questo si chiama dvija, o seconda nascita.
Quando si ottiene un maestro spirituale autentico che ci guida ad agire sulla piattaforma spirituale inizia la seconda vita. Questa vita è così importante che bisogna iniziarla. Non c’è alternativa. Se un uomo è abbastanza intelligente se vuole che la sua vita abbia successo, deve fare questo. Questa è l’ingiunzione dei Veda. I Veda dicono: tad-vijñānārthaṁ sa gurum eva abhigacchet [Muṇḍaka Upaniṣad 1.2.12]. Questo abhigacchet è la forma del verbo che è imperativa: "Devi". abhigacchet.
Questa forma di verbo si usa quando il senso è "Devi". Così le Upaniṣad vediche indicano che tad-vijñānārtham: "Per essere situato, o per imparare come agire sulla piattaforma spirituale devi cercare un maestro spirituale in autentico che possa guidarti". Quindi Arjuna ha scelto Kṛṣṇa come maestro spirituale. Abbiamo già spiegato che Arjuna si è arreso ad Kṛṣṇa. E Nārada dice che "Anche dopo, aver trascurato...". tyaktvā sva-dharmaṁ caraṇāmbujaṁ hareḥ [SB 1.5.17]. Nārada dice che "se qualcuno trascura tutti gli altri doveri...". tyaktvā sva-dharmam. sva-dharmam significa che ogni uomo ha un profilo particolare di dovere. Tu hai dei doveri, io ho dei doveri, tutti. Nessuno è privo di doveri. Nārada dice: "Anche sacrificando i cosiddetti doveri, se uno si dedica assolutamente alla vita spirituale allora non è un perdente. Al contrario, chi non intraprende questo importante cammino e rimane impegnato nei cosiddetti doveri, è un perdente". È un punto molto importante.
Anche la Bhagavad-gītā conferma che una volta iniziata questa vita spirituale non si è perdenti nel senso che la vita umana è garantita nella prossima nascita. Nel dovere ordinario, non si sa se si avrà di nuovo Questo corpo umano o meno. Non c’è certezza. Dipende dalla qualità del vostro lavoro. Ma qui, se iniziate la vostra vita spirituale sacrificando tutti gli altri doveri, allora la vostra prossima vita come essere umano è garantita. Nella Bhagavad-gītā si legge che śucīnāṁ śrīmatāṁ gehe yoga-bhraṣṭo ‘bhijāyate [Bg. 6.41].
Bhraṣṭa. Bhraṣṭa significa uno, yoga-bhraṣṭa, uno che porta avanti il sistema yoga... Sistema yoga significa il processo trascendentale attraverso il quale realizziamo noi stessi, colleghiamo la nostra vita alla realizzazione del sé.
Questo si chiama yoga, qualcuno inizia questo yoga di autorealizzazione ma sfortunatamente non riesce a portare a termine il compito in modo adeguato e a volte cade dal sentiero. Tuttavia, c’è un incoraggiamento: "Non sei un perdente. Perché ti sarà data una possibilità nella prossima vita, e quella prossima vita non è una vita ordinaria". Quella prossima vita è śucīnāṁ śrīmatāṁ gehe: "Nella prossima vita nascerai o in una famiglia molto ricca, o nella famiglia di un padre molto avanzato e istruito". śucīnāṁ śrīmatām. Vi ho spiegato la vita di un brāhmaṇa, la cultura brahminica. śuci significa brāhmaṇa. Brāhmaṇa significa colui che conosce la vita spirituale come comportarsi. E ha altre qualifiche. Allora si chiama śuci. E la parola opposta a śuci si chiama muci. Non è necessario spiegare cosa sia muci, ma śuci, śucīnām significa brāhmaṇa altamente colto. E śrīmatām. Śrī significa ricchezza, opulenza, bellezza e tutte queste cose. Questo significa una famiglia molto aristocratica. Quindi gli viene data la possibilità di nascere in due luoghi. Chi ha successo torna direttamente da Dio. E anche chi non ha successo, è a metà strada, ha la possibilità di nascere in due tipi di famiglia.
Una è śrīmatām significa famiglia molto benestante e ricca. E l’altra è una famiglia molto ben educata, culturalmente brāhmaṇa.
Perché? C’è la possibilità di avere una cultura spirituale. Naturalmente qui, nel vostro Paese le famiglie aristocratiche come la famiglia Rockefeller, o la famiglia Ford... Ci sono molte famiglie ricche qui. Non so quali siano le loro attività, ma in India le famiglie aristocratiche hanno una particolare funzione spirituale. Ogni famiglia aristocratica ha molti templi. E vi ho già detto che una delle famiglie aristocratiche indiane Sir Padampat Singhania, è molto grande. È pari alla vostra famiglia Rockefeller. Gli ho scritto: "Voglio fondare qui un tempio Rādhā-Kṛṣṇa e voglio il tuo aiuto". Egli ha subito accettato: "Svāmījī, pagherò per un bel tempio architettonico, di modello indiano, a New York, se otterrò l’autorizzazione alla compravendita". Capisce? Quindi, la mia dichiarazione è che la famiglia aristocratica indiana, anche fino ad ora, è così religiosa che alla mia proposta, ha immediatamente accettato. Ha accettato: "Sì, costruirò un tempio". Così quella famiglia aristocratica ha la possibilità di farlo. Ogni famiglia aristocratica indiana ha i suoi templi e il suo culto, e si reca in quel luogo, offre il suo rispetto e fa i suoi compiti come si deve. Quindi, accanto alle attività materiali, hanno la possibilità di svolgere attività spirituali... questa particolare famiglia di cui vi sto parlando, la famiglia Singhania. hanno un tempio.
Dvārakādhīśa, un tempio Rādhā-Kṛṣṇa, proprio come in questa foto. Hanno un tempio molto bello e quel tempio, una parte della proprietà è affittata a questa organizzazione Singhania. Quindi pagano l’affitto alla Divinità. Vedete? Allo stesso modo, la Divinità ha grandi entrate. E li spendono anche in molti modi. Se abbiamo la possibilità di fondare un tempio qui, vi faremo sapere anche come spendere per la coscienza spirituale. Il loro dovere familiare è questo... Sir Padampat Singhania, hanno quattro o cinque fratelli, e la madre è ancora in vita.
L’ordine è che ogni membro della famiglia deve andare ogni giorno a rendere omaggio alla Divinità. E se qualcuno si assenta un giorno, deve essere multato. Viene imposta una multa. Esempio se il fratello maggiore Sir Padampat Singhania, se si assenta un giorno per rendere omaggio alla Divinità, viene multato di dieci rupie o dieci dollari. E il giorno dopo il brāhmaṇa, o il pūjārī, il devoto impegnato, va a riscuotere la multa. Presenta: "Sì, mi dispiace ecco la mia multa". Naturalmente si tratta di un’autoimposizione ma l’idea è che in questo modo siano spiritualmente consapevoli. "Oh, ieri non sono andato a offrire il mio rispetto alla Divinità, Kṛṣṇa. Quindi devo pagare una multa". Anche questa è coscienza spirituale.
Il punto è che la vita deve essere modellata in modo tale che in ogni passo o azione si senta la presenza del Signore. Questa è la vita spirituale. Non è necessario cambiare la propria occupazione attuale. Proprio come l’esempio di questa famiglia Singhania, che non cambia. Fanno le stesse cose di tutti gli altri... Ma sono sempre spiritualmente consapevoli. L’obiettivo è quello di raggiungere Kṛṣṇa. Questo è un esempio molto bello. È molto ordinario.
Tutti lo capiranno, supponiamo che un uomo o una donna siano innamorati e che ci sia un terzo uomo, oltre il marito della moglie. È un esempio dato nelle Scritture che la donna è innamorata di un altro uomo. Quindi può essere impegnata in tanti doveri, ma la sua mente è sempre rivolta a quel momento in cui incontrerà il suo amante. Con tutti i doveri di lui o di lei, durante il giorno, lei o lui pensa sempre: "Oh, quando arriverà il momento in cui ci incontreremo?". Questo significa che la mente è sempre presente. L’esempio è detto perché quando c’è l’estasi dell’amore anche nel mezzo dei nostri molteplici doveri possiamo ricordare sempre quella cosa. Allo stesso modo, con la coscienza di Dio, dovremo modellare la nostra vita in modo tale che nel mezzo dei nostri doveri, ricorderemo sempre il Supremo in ogni momento.
Dobbiamo sviluppare questa discriminazione questo amore. Per questo abbiamo bisogno di una guida, per capire come svilupparla... Non dobbiamo cambiare nulla. Rimaniamo nella nostra posizione ma allo stesso tempo, simultaneamente coltiviamo la scienza spirituale. Proprio come stiamo tenendo questo corso. Anche questa è scienza spirituale śravaṇaṁ kīrtanam [SB 7.5.23]. Con i vostri molteplici doveri venite qui tre volte alla settimana e cercate di capire. Non sarà inutile. Questo vi darà un’impressione.
Anche se smettete di venire qui, quell’impressione non se ne andrà mai. Ma se la prendiamo molto sul serio e continuiamo a modellare la nostra vita in questo modo, allora diventa subito un successo.
Supponendo che non ci sia alcuna perdita se si abbandona questo sentiero, ciò non significa che si debba trascurarlo. No. In passato, al Medical College di Calcutta gli studenti che non superavano l’esame finale ricevevano un titolo, L.M.C., "Licenza in Medicina e Chirurgia", L.M.C. E quelli che lo superavano ricevevano il titolo di M.D, proprio in questo modo. Quindi, anche in caso di fallimento, ottenevano un titolo e potevano esercitare la professione di medico. Ma questo non significa che anche noi desideriamo di fallire. No. L’obiettivo dovrebbe essere quello di avere successo, non di fallire Anche se si fallisce il profitto è certo, ma non dobbiamo mirare a questo obiettivo. Dovremmo, invece essere determinati che in questa stessa vita dobbiamo avere una realizzazione spirituale perfetta in modo che come vedrete nella Bhagavad-gītā, tyaktvā dehaṁ punar janma naiti mām eti kaunteya.
janma karma ca me divyam
evaṁ yo vetti tattvataḥ
tyaktvā dehaṁ punar janma
naiti mām eti kaunteya
[Bg. 4.9]
L’altro nome di Arjuna è Kaunteya perché il nome di sua madre è Kuntī.
Perciò a volte viene chiamato da Kṛṣṇa come Kaunteya, "il figlio di Kuntī" "O Mio caro figlio di Kuntī, chiunque conosca perfettamente l’incarnazione del Signore perché discende quali sono le sue attività e qual è la sua costituzione originale la sua forma, eccetera, la scienza di Dio - se qualcuno apprende semplicemente la conoscenza teorica...". Qual è il suo profitto?
tyaktvā dehaṁ punar janma naiti: [Bg. 4.9] "Allora per lui il vantaggio è che dopo aver abbandonato questo corpo, non dovrà più nascere in questa forma materiale". tyaktvā dehaṁ punar janma naiti mām eti: "Viene direttamente a Me". Semplicemente conoscendo. Proprio come voi venite qui. Se fate del Servizio pratico, oh, è molto, molto bello. Anche se non fate alcun attività pratica, semplicemente date la vostra ricezione uditiva sottomessa, e capite qual è la natura di Dio, qual è la natura del nostro sé, qual è la relazione tra Dio e noi, qual è questo mondo, qual è la mia relazione con questo mondo, così tante cose semplicemente se ascoltate e avete un’idea, allora, sarete liberi da questa schiavitù materiale. tyaktvā dehaṁ punar janma naiti mām eti kaunteya [Bg. 4.9].
Pertanto, come dice il Signore Kṛṣṇa,
dūreṇa hy avaraṁ karma
buddhi-yogād dhanañ-jaya
buddhau śaranam anviccha
kṛpaṇāḥ phala-hetavaḥ
[Bg. 2.49]
"Non essere avaro". L’avaro... Abbiamo già spiegato nell’ultimo incontro che cos’è l’avaro e che cos’è un brāhmaṇa. La parola opposta è brāhmaṇa. Per avaro si intende questo corpo prezioso, che non viene utilizzato in modo appropriato; semplicemente utilizzano questo corpo per la gratificazione dei sensi e nulla più. Sono kṛpaṇa significa avaro. L’avaro, colui che non utilizza i beni che gli sono stati dati, è un avaro.
C’è un paṇḍita, un uomo colto. Il suo nome è Cāṇakya. Se qualcuno di voi che è stato in India, a Nuova Delhi, dove si stabiliscono gli ambasciatori stranieri, a Nuova Delhi, capitale dell’India, c’è un quartiere che si chiama Cāṇakya Puri è stato chiamato così per via del nome di questo signore Cāṇakya. Fu un grande politico e primo ministro durante il regno dell’imperatore Candragupta. Molto, molto tempo prima. Era un grande politico. La sua politica è stata studiata in un corso superiore il M.A., e così ha scritto un libro che si chiama Cāṇakya Śloka e ha alcuni principi di moralità. Così noi, nella nostra infanzia, abbiamo dovuto studiare quel piccolo libro, Cāṇakya Śloka. Così in quei principi di moralità anche Cāṇakya Paṇḍita dice che sannimitte varaṁ tyāga vināśe niyate sati. vināśe niyate sati: "Oh, questo corpo è destinato a essere distrutto. Non puoi proteggerlo. È destinato a essere distrutto". sannimitte varaṁ tyāga vināśe. vināśe significa che è sicuro di essere distrutto. "Sicuro come la morte". Non c’è nulla di sicuro come la morte. Perciò questo corpo dovrebbe essere utilizzato, sannimitte per la realizzazione spirituale. Prima che sia terminato... In tutti gli śāstra, questo è il consiglio. Il corpo del cane sarà annientato e il corpo dell’uomo sarà annientato, ma qual è la differenza tra cane e uomo? Il cane non sa come utilizzare il suo corpo, ma a noi vengono date istruzioni in tanti libri di conoscenza su come utilizzare questo corpo. Quindi Cāṇakya Paṇḍita dice che sannimitte varaṁ tyāga. Devi rinunciare a questo corpo. Perché non rinunciarvi per la causa più alta? La causa più alta, la realizzazione spirituale.
Qualcuno offre il proprio corpo per la causa del Paese. Oppure qualcuno utilizza il proprio corpo per un caso di furto o di omicidio. Tutti, alla fine devono offrire il proprio corpo. Ma l’uomo che sacrifica questo corpo per la realizzazione del Sé è l’uomo più intelligente. sannimitte varaṁ tyāga vināśe niyate sati. Dovrai incontrare la morte senza dubbio, ma prima di incontrare la morte...
... come completamente spiritualizzato. Questa è l’istruzione data. buddhau śaranam anviccha kṛpaṇāḥ: "Non siate avari. Non usare male questa grande opportunità".
buddhi-yukto jahātīha
ubhe sukṛta-duṣkṛte
tasmād yogāya yujyasva
yogaḥ karmasu kauśalam
[Bg. 2.50]
Yogaḥ karmasu kauśalam. Kauśalam significa accorgimento esperto. Proprio come se ci fossero due uomini che lavorano. Un uomo è molto esperto, un altro non lo è altrettanto. Anche nei macchinari. C’è qualcosa che non va nella macchina. L’uomo che non è molto esperto cerca tutto il giorno e la notte di aggiustare la macchina, ma arriva l’esperto che vede subito qual è il difetto e unisce un filo, di qua e di là, e la macchina si mette in moto. Così come a volte troviamo problemi nel nostro registratore e il signor Carl o qualcuno viene a ripararlo. Quindi tutto richiede la conoscenza di un esperto.
Quindi karma significa attività. Dobbiamo agire. Senza attività nemmeno il nostro corpo e la nostra anima possono andare avanti. È un’idea sbagliata che chi è per la realizzazione spirituale non debba agire. No, deve lavorare di più. Le persone che non sono per la realizzazione spirituale possono essere impegnate nel lavoro solo per otto ore ma coloro che sono impegnati per la realizzazione spirituale sono impegnati ventiquattro ore. Questa è la differenza. Sulla piattaforma materiale nella concezione corporea della vita, se si lavora solo per otto ore ci si sente affaticati. Ma il proposito spirituale se si lavora per più di ventiquattro ore... Purtroppo non avete più di ventiquattro ore a disposizione.
Tuttavia, non vi sentirete affaticati. Ve lo dico io. Questa è la mia esperienza pratica. E io sono qui, sempre a lavorare a leggere o a scrivere per ventiquattro ore. Semplicemente quando ho fame prendo del cibo. E quando mi sento assonnato, vado a letto. Altrimenti, ogni volta, non mi sento affaticato. Potete chiedere al signor Paul se non lo sto facendo.
Quindi prendo piacere nel farlo. Non mi sento affaticato. Allo stesso modo, quando uno avrà questo senso spirituale non si sentirà... Piuttosto, si sentirà disgustato di andare a dormire: "Oh, il sonno è venuto solo per disturbare".
Vuole ridurre il tempo del sonno. Allora... mentre preghiamo, vande rūpa-sanātanau raghu-yugau śrī-jīva-gopālakau. Questi sei Gosvāmī sono stati incaricati dal Signore Caitanya di discutere questa scienza. Hanno scritto un’immensa letteratura al riguardo. Quindi sarete sorpresi dal fatto che dormivano solo un’ora e mezza al giorno, non di più. A volte rinunciano anche a questo così impegnati nelle attività spirituali, kṛṣṇotkīrtana-gāna-nartana-parau...
La vita spirituale è così sublime e così rinvigorente che non vi sentirete affaticati. Dovete essere impegnati. E quando sarete impegnati nella vita spirituale non vi sentirete affaticati. Sarete senza paura e la vostra vita sarà sempre beata. Questi sono i sintomi. Quindi yogaḥ karmasu kauśalam [Bg.
2.50]. Il Signore dice che questa piattaforma spirituale è il karmasu kauśalam. kauśalam significa servizio esperto. Kuśala significa di buon auspicio e da kuśala deriva kauśala. Ciò significa che se si impara come lavorare sulla piattaforma dello yoga, allora questa è la tecnica più alta per lavorare.
Buddhi-yukto jahā... E il risultato di questo lavoro, qual è? buddhi-yuktaḥ.
Quando si lavora dalla piattaforma spirituale con la propria intelligenza, allora jahātīha ubhe sukṛta-duṣkṛte. sukṛta-duṣkṛta. Se si fa un buon lavoro, si deve ottenere un buon risultato. Se invece si compie un lavoro cattivo o un lavoro peccaminoso, allora si deve subire l’effetto di tale lavoro cattivo e peccaminoso. sukṛta e duṣkṛta. Ma chi lavora dalla piattaforma spirituale non deve subire il risultato di un lavoro buono o cattivo. Perché è trascendentale.
Prendiamo l’esempio di Arjuna. Egli pensava: "La lotta di Questa natura non va bene per me". Questo era il suo problema, perché pensava sulla piattaforma corporea. Lo stesso Arjuna riprese a combattere. Significa forse che comprendendo la Bhagavad-gītā si è dato al cattivo compito? No. Cercate di capire. Ha rifiutato di combattere. Pensava: "Combattere contro i miei parenti non va bene". Questa era la sua conclusione. E in realtà, dal punto di vista materiale... Supponiamo di essere due fratelli. Stiamo per combattere per qualcosa e se arriva una terza persona che ci consiglia: "Siete due fratelli, perché state litigando? Parlatene e si risolverà tutto", è un’ottima cosa. Ma Arjuna, dal punto di vista pratico, o dal punto di vista materialistico, è stato bravo a rifiutare di combattere. E il Signore Kṛṣṇa lo stava inducendo a combattere. Significa quindi che il Signore Kṛṣṇa lo stava inducendo alla cattiva via? No. Lo stava inducendo a un percorso che è al di là del bene e del male trascendentale.
Nella piattaforma materiale anche se si compie un buon lavoro, anche quello non è buono. Secondo le Scritture chi compie solo opere buone nessuna opera peccaminosa, qual è il risultato della sua opera buona? Oh, nasce in una buona famiglia, in un pianeta più alto, o è un uomo molto ricco, o molto istruito, o molto bello. Questi sono i risultati delle buone attività. janmaiśvarya-śruta-śrī [SB 1.8.26]. Quattro cose si ottengono con le buone attività. Si ottiene un’ottima nascita, un’alta parentela, janma.
Si ottiene un’ottima ricchezza in una famiglia benestante oppure si guadagnano milioni e milioni di dollari. Non si può pensare che semplicemente lavorando, uno possa guadagnare milioni e milioni di dollari, a meno che non abbia alle spalle un ottimo lavoro. Altrimenti, tutti cercano di guadagnare milioni e miliardi, ma qualcuno guadagna molto rapidamente senza alcuno sforzo, e qualcuno, lavorando tutta la vita, non ottiene nemmeno il necessario per il mantenimento. Questi sono i risultati delle buone attività e delle cattive attività. Quindi janmaiśvarya-śruta. L’alta istruzione il diventare un uomo molto colto, è anch’esso dovuto alle buone attività. Ed essere molto belli, anche questo è il risultato di buone attività. janmaiśvarya-śruta-śrī. śrī significa bellezza. E le cattive attività è proprio l’opposto. Buone attività o attività cattive quando si nasce in una buona famiglia, quando si è molto istruiti, molto belli, bisogna comunque accettare le triple miserie dell’esistenza materiale. Questo non si può evitare.
Se siete molto ricchi, non potete evitare la morte. Non si può evitare la malattia. Non si può evitare la vecchiaia. Allo stesso modo, anche l’uomo povero non può evitare la vecchiaia, non può evitare la morte non può evitare la malattia. Allo stesso modo, i problemi dell’esistenza materiale sono presenti sia nella buona che nella cattiva vita. Ma quando si agisce in modo trascendentale né bene né male per amore della Coscienza Suprema, della posizione trascendentale non si ha affatto questa nascita materiale. Perciò questo è il vero bene. Siete al di sopra della nascita, della morte della vecchiaia e di tutti i problemi e le miserie della vita.
Così il Signore Śrī Kṛṣṇa dice che buddhi-yukto jahāti. Se si agisce nel piano trascendentale o piattaforma spirituale ci si libera di tutti i risultati delle attività buone e cattive. Non ci si deve attaccare né alle buone attività né a quelle cattive. Questa è la norma. Un trascendentalista che vuole agire nella piattaforma spirituale non si preoccupa di chiedersi: "Se sto facendo del bene o del male". Deve solo vedere: "Se sto facendo, agendo sulla piattaforma della coscienza spirituale o della coscienza materiale?". Questo è tutto. Anche un lavoro apparentemente cattivo da parte di una persona con coscienza spirituale è buono, un bene supremo. Non solo bene ma bene supremo. Come nell’esempio di Arjuna. Dal punto di vista materiale aveva ragione: "Non è bene combattere contro i miei parenti". Questo è giusto dal punto di vista materiale. Ma quando ha capito la Bhagavad-gītā, ha combattuto contro gli stessi parenti. Questo significa che dopo aver imparato la Bhagavad-gītā, dopo aver preso lezioni di Bhagavad-gītā, non è diventato un uomo cattivo. No, è diventato un uomo trascendentale. Perché quel combattimento, ha accettato l’istruzione il desiderio della coscienza suprema, Kṛṣṇa. Allo stesso modo, quando modelliamo la nostra vita in modo tale da agire secondo la direzione della coscienza suprema, allora la nostra vita diventa sublime spirituale.
Come vi ho già spiegato, abbiamo bisogno di una guida. Questa guida dovrebbe essere il rappresentante di Kṛṣṇa. Altrimenti, non può essere una guida. Proprio come Kṛṣṇa era la guida di Arjuna, qui non abbiamo Kṛṣṇa direttamente ma come si fa ad avere una guida? La guida deve essere un rappresentante di Kṛṣṇa. Come si può diventare rappresentante di Kṛṣṇa?
Significa che chi segue le istruzioni di Kṛṣṇa. Proprio come se si prendesse un avvocato, per esempio. Cosa si intende per avvocato? Uno che capisce molto bene i libri di legge. È un avvocato, un rappresentante della legge. Allo stesso modo, qui nella Bhagavad-gītā, ci sono le istruzioni di Kṛṣṇa, e una persona che comprende queste istruzioni in modo corretto... Come capire bene queste istruzioni, è anche in questo libro. Non dovete cercare altrove come capire la Bhagavad-gītā. Il modo di comprendere la Bhagavad-gītā è già prescritto qui. Ve lo spiegherò quando andrete al quarto capitolo. Ora siamo al secondo capitolo. Quando andrete al quarto capitolo, come capire la Bhagavad-gītā, anche questo è menzionato. Quindi, secondo questo processo, se qualcuno comprende la Bhagavad-gītā e nella sua vita pratica in questo modo, proprio come un avvocato che ha superato l’esame di legge... chi comprende la Bhagavad-gītā così com’è, senza interpretazioni ambiziose per i propri fini... La Bhagavad-gītā è così com’è, come viene insegnata ad Arjuna. Se c’è qualcuno che comprende la Bhagavad-gītā in questo modo, è il rappresentante di Dio. È il rappresentante di Kṛṣṇa, e uno dovrebbe accettare tale rappresentante di Kṛṣṇa come guida. In effetti, così come Arjuna è stato guidato da Kṛṣṇa, allo stesso modo, chi si affida alla guida di una persona che è pienamente esperta nella scienza di Kṛṣṇa, può guidarvi bene per la vostra vita spirituale come il Signore Kṛṣṇa ha guidato Arjuna per la sua vita spirituale.
Grazie mille. Ci sono domande?
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3 (19:15) , 10 (19:15) , 17 (19:15) , 24 (19:15)
Bhaktyā Labhya dāś
Devakī Rūpa devī dāsī
Ākarṣiṇī Rādhikā devī dāsī
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