14/02/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

BG II.47

Tu hai il diritto di compiere i doveri che ti spettano, ma non di godere dei frutti dell’azione. Non considerarti mai la causa dei risultati dell’azione e non cercare di sfuggire al tuo dovere.
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SPIEGAZIONE: Qui bisogna considerare tre fattori: il dovere prescritto, l’azione arbitraria e l’inazione. I doveri prescritti sono le attività che spettano a ciascuno di noi in relazione ai guṇa che c’influenzano, le azioni arbitrarie sono quelle compiute senza tener conto di alcuna autorità, mentre l’inazione è il rifiuto del dovere. Il Signore consiglia ad Arjuna di non intraprendere la via dell’inazione, ma piuttosto di compiere il suo dovere senza attaccamento al risultato. Chi si attacca ai frutti dell’azione si assume la responsabilità dei propri atti e deve quindi godere o soffrire delle loro conseguenze.

I doveri prescritti possono essere di tre tipi: i doveri abituali, i doveri d’urgenza e le occupazioni volontarie. I doveri abituali sono i doveri necessari, compiuti seguendo le Scritture e senza attaccamento al risultato che ne deriva. La loro esecuzione è sotto l’influenza della virtù (sattva-guṇa). L’azione che mira invece a un risultato genera l’asservimento alla materia ed è quindi di cattivo augurio. Ognuno può compiere il proprio dovere in piena legittimità, ma deve agire senza attaccamento al risultato. Adempiere i propri compiti in uno spirito di distacco significa avanzare con passo sicuro verso la liberazione.

Il Signore consiglia dunque ad Arjuna di combattere per dovere, senza attaccarsi al risultato. Il rifiuto di combattere sarebbe solo un’altra forma di attaccamento. Buoni o cattivi, gli attaccamenti materiali sono causa di schiavitù e non possono in alcun caso aiutarci a diventare liberi dalla condizione materiale. Anche l’inazione è condannabile. Per Arjuna l’unica via di salvezza è combattere, come il dovere gli impone. ▴ chiudi

Lettera a Prahladananda 14/2/1969

Siamo anime intrappolate, dimentiche di Krishna ed Egli, tramite questo processo del canto, ci sta dando ora l‘opportunità di ristabilire la nostra relazione con Lui. Prendi dunque pieno vantaggio di questo e sii felice.

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