BG V.1
Arjuna disse: Kṛṣṇa, prima mi chiedi di rinunciare all’azione, poi mi consigli di agire con devozione. Per favore, indicami in modo definitivo qual è la via migliore.
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SPIEGAZIONE: In questo capitolo {BG V} il Signore dichiara che l’azione devozionale è superiore all’arida speculazione mentale. In effetti, il servizio di devozione è molto più facile da praticare, perché essendo di natura trascendentale, ci libera dalle conseguenze dell’azione. Il secondo capitolo {BG II} c’introduceva alla conoscenza dell’anima, spiegando come diventa prigioniera del corpo e in che modo si può mettere fine a questo imprigionamento grazie al buddhi-yoga, il servizio di devozione. Il terzo capitolo {BG III} mostrava come la persona che possiede la conoscenza spirituale non abbia più alcun dovere da compiere e nel quarto {BG IV} Kṛṣṇa spiegava che tutti i sacrifici devono portare alla conoscenza, ma alla fine dello stesso capitolo consigliava ad Arjuna, che disponeva ormai di una conoscenza perfetta, di riprendersi e combattere.
Sottolineando l’importanza dell’azione devozionale e insieme dell’inazione nella conoscenza, Kṛṣṇa scuote la determinazione di Arjuna e lo fa sprofondare nella confusione. Arjuna pensa che la rinuncia nella conoscenza implichi la cessazione di ogni attività dei sensi e si chiede come sia possibile cessare di agire e nel contempo agire in uno spirito di devozione. In altre parole, crede che il sannyāsa, la rinuncia nella conoscenza, implichi la cessazione di ogni attività, perché l’azione e la rinuncia gli sembrano incompatibili. Pare non capire che l’azione compiuta nella conoscenza assoluta non genera alcuna conseguenza ed equivale quindi all’inazione. Ecco perché domanda se è preferibile rinunciare ad agire o agire in piena conoscenza.
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Lettera a Viruha 19/04/1975
Il servizio devozionale deve continuare in ogni circostanza. Questo corpo materiale è in realtà un cattivo affare poichè è soggetto alla sofferenza, ma noi dobbiamo fare il migliore uso di un cattivo affare. Questo significa essere sempre impegnati al servizio di Krishna con determinazione.
New York 19/04/1966: BG II.55-56
La mente pensa qualcosa: "Sì, fammi fare questo". E di nuovo decide: "Oh, meglio non farlo". Sì. Questo si chiama saṅkalpa-vikalpa, decidere e rifiutare.
E questo è dovuto alla nostra condizione instabile nella piattaforma materiale.
Ma quando decidiamo di agire secondo la coscienza suprema, a quel punto non c'è più la dualità: "Lascia che lo faccia" o "Lascia che non lo faccia". No, c'è solo una cosa: "Lasciatemi fare". Lasciatemelo fare perché è sancito dalla coscienza superiore". L'intera Bhagavad-gītā si basa su questo principio di vita.
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