10/07/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

BG IX.11

Gli sciocchi Mi deridono quando scendo in questo mondo nella forma umana. Non conoscono la Mia natura trascendentale e la Mia supremazia su tutto ciò che esiste.
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SPIEGAZIONE: Le spiegazioni date nei versi precedenti hanno mostrato esaurientemente che Dio, la Persona Suprema, anche se appare come un uomo non è un essere comune. Colui che dirige la creazione, il mantenimento e la distruzione dell’intera manifestazione cosmica non può evidentemente essere paragonato a uno di noi. Eppure, numerosi sono gli sciocchi che vedono in Kṛṣṇa solo un potente personaggio e nient’altro. In realtà, Kṛṣṇa è Dio, la Persona Suprema originale, così come stabilisce la Brahma-saṁhitā (īśvaraḥ paramaḥ kṛṣṇaḥ) {BS 5.1}. Egli è il Signore Supremo.

Esiste una moltitudine di īśvara, cioè di esseri che esercitano un certo controllo in un determinato campo e hanno un’influenza più o meno grande. In tutte le amministrazioni governative del mondo si troveranno funzionari, segretari di Stato, ministri e un presidente. Ciascuno controlla i suoi subordinati e a sua volta è controllato dai suoi superiori, ma nella Brahma-saṁhitā si afferma che Kṛṣṇa ha il controllo supremo. Nell’universo materiale come nel mondo spirituale alcune persone ne dirigono altre, ma su tutti regna Kṛṣṇa, il sovrano assoluto (īśvaraḥ paramaḥ kṛṣṇaḥ), il cui corpo sac-cid-ānanda non è materiale.

Il corpo di Kṛṣṇa è spirituale, onnisciente e felice. Nessun corpo materiale potrebbe compiere i meravigliosi atti descritti nei versi precedenti, ma gli sciocchi persistono nel denigrare il Signore considerandoLo un essere umano. Per molti aspetti Egli ne interpreta il ruolo diventando l’amico di Arjuna o l’uomo politico nella battaglia di Kurukṣetra (di qui l’appellativo di mānuṣīm), ma in realtà il Suo corpo è sac-cid-ānanda-vigraham: conoscenza assoluta e felicità eterna. I Testi vedici (Gopāla-tāpanī Upaniṣad 1.1) lo ripetono: sac-cid-ānanda-rūpāya-vigraham, "Offro il mio omaggio a Kṛṣṇa, Dio, la Persona Suprema, forma eterna di conoscenza e di felicità"; e ancora (Gopāla-tāpanī Upaniṣad, 1.35): tam ekaṁ govindam, "Tu sei Govinda, il piacere dei sensi e la gioia delle mucche" e sac-cid-ānanda-vigraham, "La Tua forma è trascendentale, tutta di eternità, conoscenza e felicità."

Nonostante le qualità trascendentali del corpo di Kṛṣṇa, la sua onniscienza e la sua beatitudine perfetta, alcuni pseudo-eruditi e commentatori della Bhagavad-gītā continuano a considerare il Signore un uomo ordinario. Anche se grazie alle sue buone azioni precedenti è diventato un personaggio ragguardevole, l’erudito che si fa un simile concetto del Signore da prova di ben poca conoscenza e merita il nome di mūḍha. Solo uno sciocco, che ignora tutto delle attività personali di Kṛṣṇa e delle Sue energie, può scambiarLo per un uomo comune. Solo un insensato che non conosce le Sue qualità trascendentali può denigrarLo in questo modo, perché è incapace di vedere che il Suo corpo è il simbolo della conoscenza e della felicità perfette, che tutto Gli appartiene e che Egli può accordare la liberazione a tutti gli esseri.

Questi stolti non capiscono che Dio appare in questo mondo grazie alla Sua potenza interna. Il Signore è il maestro dell’energia materiale. Lui stesso ha dichiarato più volte che quest’energia, benché molto potente, è sotto il Suo controllo (mama māyā duratyayā) {BG VII.14} e ha aggiunto che chiunque si abbandoni a Lui si libera dal suo dominio. Di conseguenza, se abbandonandosi a Kṛṣṇa un’anima condizionata può sfuggire all’energia materiale, come si può pensare che Kṛṣṇa, il maestro della creazione, del mantenimento e della distruzione dell’universo materiale, possieda un corpo di materia simile al nostro? Pura assurdità! Gli sciocchi, tuttavia, non riescono a concepire che Kṛṣṇa, Dio, la Persona Suprema, possa apparire come un uomo comune ed essere nel contempo il controllore dell’atomo e della gigantesca manifestazione della forma universale. L’infinito come l’infinitesimale superano la loro capacità di comprensione ed essi non possono immaginare come un essere dall’aspetto umano possa gestire l’uno e l’altro simultaneamente. In realtà, non solo il Signore supervisiona l’uno e l’altro, ma resta anche indipendente dalle loro manifestazioni. È chiaramente affermato che in virtù della Sua inconcepibile potenza spirituale (yogam aiśvaram), il Signore può dirigere in modo simultaneo il finito e l’infinito rimanendo sempre al di là di entrambi. Se gli sciocchi non possono concepire che Kṛṣṇa, apparendo come un essere umano, possiede tali poteri, i puri devoti, invece, Glieli riconoscono pienamente, perché sanno che Egli è Dio, la Persona Suprema, e si abbandonano completamente a Lui servendoLo con amore e devozione nella coscienza di Kṛṣṇa.

L’apparizione del Signore sotto sembianze umane è sempre stato oggetto di numerose controversie tra personalisti e impersonalisti, ma noi possiamo capire alla luce dei Testi autorizzati che trattano la scienza di Dio, cioè la Bhagavad-gītā e lo Śrīmad-Bhāgavatam, che Kṛṣṇa è Dio, la Persona Suprema. Non è un comune mortale, sebbene sulla Terra ne abbia interpretato il ruolo. Nello Śrīmad-Bhāgavatam (1.1.20), dove si trovano riportate le domande dei grandi saggi rappresentati da Śaunaka, si può leggere il seguente passo a proposito delle attività di Kṛṣṇa:

kṛtavān kila karmāṇi, saha rāmeṇa keśavaḥ
ati-martyāni bhagavān, gūḍhaḥ kapaṭa-māṇuṣaḥ

"Sri Kṛṣṇa, il Signore Supremo, ha giocato con Balarāma come un essere umano, ma in questa veste ha compiuto prodezze sovrumane." La Sua venuta come uomo confonde gli sciocchi, perché nessun uomo avrebbe potuto agire in modo così straordinario come Egli fece durante il Suo soggiorno terreno. Quando alla Sua nascita apparve di fronte a Suo padre e a Sua madre, Vāsudeva e Devakī, Egli aveva quattro braccia e solo dopo le preghiere dei Suoi genitori assunse la forma di un bambino comune. Questo è ciò che lo Śrīmad-Bhāgavatam (10.3.46) descrive con le parole babhūva prākṛtaḥ śiśuḥ: Egli Si trasformò in un bambino, in un essere comune. Questa parvenza umana, ordinaria, è una delle caratteristiche del Suo corpo trascendentale. Nell’undicesimo capitolo della Bhagavad-gītā troviamo inoltre un passo in cui Arjuna prega Kṛṣṇa di mostrargli la Sua forma a quattro braccia (tenaiva rūpeṇa catur-bhujena). Dopo avergliela rivelata, Kṛṣṇa, sempre su richiesta di Arjuna, riprende la Sua forma originale, dalle sembianze umane (mānuṣaṁ rūpam). Tutti questi aspetti meravigliosi non potrebbero certo appartenere a un uomo qualsiasi.

Tra quelli che denigrano Kṛṣṇa, alcuni, contaminati dalla filosofia Māyāvādī, si avvalgono del seguente verso dello Śrīmad-Bhāgavatam (3.29.21) per dimostrare che Kṛṣṇa è solo un comune mortale: ahaṁ sarveṣu bhūteṣu bhūtātmāvasthitaḥ sadā, "Il Signore Supremo è presente in ogni essere." Per capire questo verso riflettiamo sulle spiegazioni che ne danno gli ācārya vaiṣṇava, come Jīva Gosvāmī e Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura, invece di seguire le interpretazioni non autorizzate dei commentatori che diffamano Kṛṣṇa. Nel suo commento a questo verso, Jīva Gosvāmī dice che Kṛṣṇa, nella forma del Paramātmā, Sua espansione plenaria, vive in ogni essere, mobile e immobile, come Anima Suprema. Di conseguenza, egli aggiunge, è del tutto inutile la devozione del neofita che da una parte adora l’arcā-mūrti (la forma del Signore nel tempio) e dall’altra manca di rispetto agli altri esseri viventi. I devoti del Signore, come abbiamo visto, si dividono in tre categorie e il neofita si trova sul livello più basso, perché accorda più attenzione alla mūrti nel tempio che agli altri devoti. Viśvanātha Cakravartī Ṭhākura ci avverte che una simile mentalità dev’essere corretta. Il devoto deve riconoscere la presenza di Kṛṣṇa come Paramātmā nel cuore di ciascuno, deve dunque vedere in ogni corpo il tempio del Signore Supremo; di conseguenza avrà per tutti i corpi, dimore del Paramātmā, lo stesso rispetto che per il tempio del Signore. Ogni essere dev’essere rispettato, nessuno dev’essere trascurato.

Molti impersonalisti discreditano anche il culto del Signore nel tempio. "Se Dio è dappertutto, dicono, perché limitarsi all’adorazione nel tempio?" Noi rispondiamo che se Dio è dappertutto, perché non nella mūrti nel tempio?

Personalisti e impersonalisti dibatteranno sempre su questo punto, ma il devoto perfetto in coscienza di Kṛṣṇa sa che pur essendo una persona individuale, la Persona Suprema, Kṛṣṇa è anche onnipresente. La Brahma-saṁhitā lo conferma: sebbene risieda eternamente nella Sua dimora, Goloka Vṛndāvana, Kṛṣṇa è presente, attraverso le Sue energie e la Sua emanazione plenaria, in ogni parte del mondo materiale e spirituale. ▴ chiudi

Lettera a Laxmimoni 10/07/1969

Sebbene la Dea della fortuna sia molto instabile e non ami rimanere nello stesso posto per molto tempo, tuttavia Lei è sempre impegnata a ricercare nuovi modi meravigliosi per servire i piedi di loto di Krishna e così non pensa mai ad abbandonarLo. Questa è anche la posizione della coscienza di Krishna, poiché quando sviluppiamo un po‘ di piacere nel rendere il servizio sublime d‘amore al Signore, perdiamo interesse in qualsiasi altra attività.

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