09/03/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

BG III.9

L’azione dev’essere compiuta come sacrificio a Viṣṇu, altrimenti lega il suo autore al mondo materiale. Per questa ragione, o figlio di Kuntī, compi i tuoi doveri per la soddisfazione di Viṣṇu e resterai per sempre libero dalle catene della materia.
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SPIEGAZIONE: Poiché bisogna lavorare, se non altro per provvedere alle proprie necessità, i doveri che spettano ad ogni individuo secondo la sua natura e la sua posizione sociale sono strutturati in modo da permettergli di mantenersi. Il termine yajña designa sia Viṣṇu sia gli atti di sacrificio, perché secondo i Veda tutti i sacrifici mirano alla Sua soddisfazione (yajño vai vṣṇuḥ). In altre parole, servire direttamente Viṣṇu equivale a eseguire tutti i sacrifici prescritti. La coscienza di Kṛṣṇa è dunque la forma di yajña consigliata in questo verso. Soddisfare Viṣṇu è anche lo scopo dell’istituzione del varṇāśrama: varṇāśrama-cāravatā puruṣeṇa paraḥ pumān / viṣṇur ārādhyate. (Viṣṇu Purāṇa 3.8.8)

Bisogna agire per la soddisfazione di Viṣṇu; ogni altra forma di attività compiuta nel mondo materiale è solo causa di schiavitù, perché le azioni buone come quelle cattive comportano l’incatenamento del loro autore. È necessario dunque operare nella coscienza di Kṛṣṇa, allo scopo di soddisfare Kṛṣṇa (o Viṣṇu), perché così facendo si raggiunge il piano liberato. Questa è l’arte dell’agire e all’inizio si rivela indispensabile l’aiuto di una guida esperta. Per condurre a buon fine le proprie attività occorre seguire le indicazioni di un devoto di Kṛṣṇa o di Kṛṣṇa stesso (come nel caso di Arjuna). Non si deve agire per appagare i sensi, ma per soddisfare Kṛṣṇa. In questo modo non solo si sarà liberati da ogni ripercussione materiale, ma si sarà elevati fino al trascendentale servizio del Signore, l’unica via che può condurci al regno di Dio. ▴ chiudi

Corso Tulasī Mañjarī 10° ediz. Lezione 8

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Corso Power Series 21° ediz. - 9. Preghiera

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New York 09/03/1966: BG II.12 - 2° parte

Un uomo con un difetto di conoscenza non può impartire le sue istruzioni. Perciò l'intero processo vedico è un sistema paramparā. Sistema paramparā significa che non posso deviare. Non posso fare alcuna interpretazione. evaṁ paramparā-prāptam imaṁ rājarṣayo viduḥ [Bg. 4.2] [...] Troverete come abbiamo spiegato nell'introduzione della Bhagavad-gītā, che proprio come io vi sto parlando. Sono una persona imperfetta. Non posso darvi alcuna conoscenza. Non posso dare alcuna conoscenza. Se lo facessi, vi ingannerei. Posso semplicemente presentarvi la conoscenza originale. Posso spiegarla in modo comprensibile ma senza allontanarmi dal testo originale.
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