20/03/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

BG III.30

Quindi, o Arjuna, dedicando a Me ogni tuo atto, in piena conoscenza della Mia persona, senza cercare il profitto o rivendicare il minimo possesso, e senza lasciarti prendere dallo sconforto, combatti.
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SPIEGAZIONE: Questo verso indica chiaramente lo scopo della Bhagavad-gītā. Il Signore insegna che per compiere il proprio dovere bisogna diventare perfettamente coscienti della Sua persona con la stessa serietà con cui si segue una disciplina militare. Anche se potrà sembrare difficile, occorre svolgere il proprio dovere dipendendo completamente da Kṛṣṇa, perché la natura essenziale dell’anima è di subordinazione a Lui. Non si può essere felici se non si coopera col Signore Supremo, perché la condizione eterna di ogni essere è rispondere ai Suoi desideri.
Arjuna riceve dunque da Kṛṣṇa l’ordine di combattere, come se il Signore fosse il suo comandante militare. Bisogna sacrificare tutto al buon volere di Dio e continuare a svolgere i propri doveri senza pretendere di essere i proprietari di niente. Arjuna non deve giudicare l’ordine del Signore, deve solo eseguirlo.

Il Signore è l’Anima di tutte le anime. Chi dipende unicamente e interamente da Lui senza considerazioni personali, in altre parole, chi è perfettamente cosciente di Kṛṣṇa, è detto adhyātma-cetas, "pienamente cosciente dell’anima". Nirāśīḥ significa che si deve agire secondo gli ordini del proprio maestro e non cercare di godere dei frutti dell’azione. Il cassiere conta una grande quantità di denaro per il padrone, ma sa che neppure un centesimo gli appartiene. Così, sappiamo che nulla in questo mondo ci appartiene personalmente e che tutto appartiene al Signore Supremo. Questo è il vero significato del termine mayi, "a Me". Chi agisce nella coscienza di Kṛṣṇa non si proclama quindi proprietario di alcunché e questo stato di coscienza è detto nirmama, "niente mi appartiene".

Anche se si prova qualche reticenza a piegarsi a un ordine così rigoroso, che esclude ogni considerazione di parentela, occorre vincerla e diventare vigata-jvara, cioè non lasciarsi prendere dallo sconforto, dall’indolenza febbricitante. Come si è visto, ognuno secondo la propria natura e posizione ha un particolare dovere da svolgere, che può essere svolto nella coscienza di Kṛṣṇa. Questo atteggiamento ci condurrà sul sentiero della liberazione. ▴ chiudi

CBY1 S7.M32 ripasso

Oggi alle 19:15

Lettera a Rayarama 20/3/1969

Dipendi da Krishna poiché, dopo tutto, Egli è il controllore ultimo di ogni situazione. Non dipende né dal dottore, né dalla medicina o dal luogo; in ultima analisi è Krishna che controlla ogni cosa.

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