23/05/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

BG VI.37

Arjuna disse: Kṛṣṇa, qual è il destino dello spiritualista che dopo aver intrapreso con fede la via dello yoga l’abbandona per non essere riuscito a staccare la mente dal mondo e non raggiunge quindi la perfezione mistica?
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SPIEGAZIONE: La Bhagavad-gītā descrive la via della realizzazione spirituale, il cui principio fondamentale consiste nel conoscere la vera natura dell’essere: egli è distinto dal corpo materiale e la sua felicità risiede nella vita eterna, nella conoscenza e nella felicità trascendentali, al di là del corpo e della mente. Anche se differenti vie portano a questa realizzazione del sé –il jñāna-yoga (la ricerca della conoscenza), l’aṣṭāṅga-yoga (lo yoga in otto fasi) e il bhakti-yoga (il servizio di devozione)– tutte si fondano sugli stessi princìpi: conoscere la condizione intrinseca dell’individuo e la sua relazione con Dio, imparare il modo di ristabilire il legame con Lui e raggiungere la perfezione della coscienza di Kṛṣṇa. Chiunque segua una di queste tre vie giungerà prima o poi al traguardo finale, come indicava il Signore nel secondo capitolo: il minimo sforzo compiuto sul cammino spirituale ci avvicina alla liberazione.

Di questi tre metodi il bhakti-yoga è il più adatto all’età di Kali, perché è il più diretto. Per essere ulteriormente rassicurato, Arjuna chiede al Signore di confermare ancora una volta ciò che ha già detto. Infatti, una persona che segue con sincerità la via del jñāna-yoga o dell’aṣṭāṅga-yoga potrebbe anche non arrivare al traguardo, se consideriamo le difficoltà che presentano questi metodi nella nostra epoca. Nonostante sforzi costanti, lo yogī rischia di fallire per svariate ragioni, prima tra tutte l’impossibilità di seguire rigidamente le regole dello yoga. Scegliere la via della spiritualità significa più o meno dichiarare guerra all’energia illusoria, che cercherà con varie "lusinghe" di riprendersi la preda appena questa tenterà di liberarsi dalla sua morsa. L’anima condizionata, già affascinata dalle influenze della natura materiale, è incline a lasciarsi sedurre di nuovo, nonostante segua una disciplina spirituale. Questa deviazione dalla via che porta alla realizzazione spirituale si chiama yogāt calita-mānasaḥ e Arjuna vorrebbe conoscerne le conseguenze. ▴ chiudi

Roma 23/5/1974

Non potete fermare le lotte tra i cani e i gatti. Perché c‘è questo conflitto? La ragione è che il cane pensa “io sono un cane” e il gatto a sua volta pensa di essere tale. Nello stesso modo, se io penso di essere irlandese oppure “io sono inglese”, non fa differenza. Se il cane pensa “sono un cane” ed io penso “sono irlandese” o “sono inglese”, allora non sono meglio di un cane. Nello stesso modo in cui non si può far smettere la lotta tra cani, fintanto che le persone rimarranno nel concetto di vita corporeo, il conflitto non potrà essere fermato.

New York 23/05/1966: BG III.13-16


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