BG IX.29
Non invidio e non favorisco nessuno, sono imparziale con tutti, tuttavia chiunque Mi serva con devozione vive in Me, è un amico per Me come Io lo sono per lui.
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SPIEGAZIONE: Ci si potrebbe chiedere qui perché Kṛṣṇa, se è amico di tutti ed è imparziale con tutti, mostri un interesse particolare per i devoti sempre assorti nel Suo servizio. Non si tratta di favoritismi, il Suo atteggiamento è del tutto naturale. Anche nel mondo materiale una persona, per quanto caritatevole sia, rivolgerà sempre un’attenzione particolare ai propri figli. Così il Signore dedica una cura particolare ai Suoi devoti pur riconoscendo tutti gli esseri come figli, qualunque sia la loro forma, e provvede generosamente ai bisogni di ciascuno, come la nuvola versa la pioggia tanto sulla roccia quanto sulla terra e sull’acqua.
I devoti, afferma questo verso, sono coloro che essendo sempre assorti nella coscienza di Kṛṣṇa, vivono eternamente nel Signore, sul piano assoluto, al di là della materia. L’espressione stessa "coscienza di Kṛṣṇa" si riferisce a coloro che, provvisti di questa coscienza, sono puri spiritualisti che vivono nel Signore. mayi te, dice il Signore senza ambiguità, "sono in Me", e il Signore a Sua volta è in loro: è una relazione reciproca. Questo chiarisce anche il significato delle parole ye yathā māṁ prapadyante tāṁs tathaiva bhajāmy aham {BG IV.11}. "Mi prendo cura di loro in proporzione al loro abbandono a Me." Questa reciprocità trascendentale deriva dal fatto che il Signore e il Suo devoto sono entrambi esseri coscienti.
Incastonato in un anello d’oro, il diamante è pregevole; lo splendore dell’oro e quello del diamante si esaltano a vicenda. Altrettanto vale per il Signore e per l’essere individuale, che possiedono entrambi uno splendore eterno. Il Signore è il diamante, l’essere incline a servirLo è una montatura d’oro: la loro combinazione dà un risultato magnifico. Si chiamano "devoti" gli esseri che hanno ritrovato il loro stato puro, e il Signore diventa a Sua volta devoto dei Suoi devoti. Del resto, se non esistesse questa reciprocità tra il Signore e il Suo devoto non si potrebbe parlare di personalismo. Questa relazione, questo scambio tra il Signore e l’essere individuale, è assente nella filosofia impersonalista, mentre esiste nella filosofia personalista.
Si paragona spesso il Signore a un albero dei desideri che soddisfa tutte le aspirazioni. Questo concetto è elaborato anche nel verso: Kṛṣṇa Si occupa in particolare dei Suoi devoti e quest’attenzione rivela la speciale misericordia che Egli accorda loro. Non si deve pensare però che il Signore ricambi i sentimenti dei Suoi devoti sotto l’influsso della legge del karma. No, la loro relazione è sul piano trascendentale, dove essi sono situati. Il servizio di devozione offerto al Signore non ha niente dell’attività materiale, appartiene al mondo spirituale, dove regnano eternità, conoscenza e felicità.
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