22/07/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

Shri Namamrita

SRI NAMAMRTA 25
Nell‘era attuale, per controllare la mente,cantare il mantra Hare Krishna è più efficace degli esercizi di respirazione dello yoga

Il metodo della coscienza di ... ▾ leggi+

BG IX.30

Anche se commettesse l’azione più detestabile, chiunque sia impegnato nel servizio devozionale dev’essere considerato una persona santa, perché la sua determinazione a servire il Signore è giusta.
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SPIEGAZIONE: Il termine su-durācāraḥ, usato in questo verso, è molto significativo e dovremmo cercare di comprenderlo bene. Quando l’essere è condizionato compie due generi di attività: quelle che sono pertinenti al suo condizionamento e quelle che interessano la sua essenza originale. Tutti gli atti relativi all’esistenza materiale, come proteggere il corpo, seguire le leggi della società, dello Stato e così via (valide anche per i devoti), sono definite "condizionate". Oltre a queste attività, le persone pienamente coscienti della loro natura spirituale compiono, grazie al servizio devozionale che offrono al Signore nella coscienza di Kṛṣṇa, attività puramente trascendentali. Queste ultime, che sono l’espressione della loro natura intrinseca, della loro essenza, sono tecnicamente conosciute col nome di "servizio devozionale".

Allo stato condizionato, il servizio a Dio e il servizio relativo al corpo seguono talvolta vie parallele e talvolta vie divergenti. Per quanto è possibile, il devoto sta bene attento a non fare nulla che possa rompere l’equilibrio di una condizione d’integrità; sa che la perfezione dei suoi atti dipende dalla sua realizzazione progressiva della coscienza di Kṛṣṇa. Può succedere, tuttavia, che un devoto compia occasionalmente un’azione che in un determinato contesto politico e sociale può sembrare reprensibile, ma questa deviazione fortuita e temporanea non lo squalifica affatto. Lo Śrīmad-Bhāgavatam afferma a tal proposito che se una persona impegnata con tutta se stessa nel servizio assoluto del Signore Supremo si smarrisce e commette un errore, il Signore, nel suo cuore, la purifica e le perdona l’errore, per quanto grave sia.

Il potere di contaminazione della materia è così grande che perfino uno yogī pienamente assorto nel servizio del Signore può a volte soccombere, ma la coscienza di Kṛṣṇa ha un potere superiore e lo risolleva subito dalla sua caduta. La via del servizio devozionale conduce sempre al successo, perciò nessuno dovrebbe condannare un devoto per aver accidentalmente deviato dal sentiero ideale, anche perché, come spiegherà il prossimo verso, egli non avrà più questi sbandamenti una volta stabilitosi completamente nella coscienza di Kṛṣṇa.

Si deve considerare il fatto che una persona ben situata nella coscienza di Kṛṣṇa, che recita con determinazione il mantra Hare Kṛṣṇa, Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa, Hare Hare / Hare Rāma, Hare Rāma, Rāma Rāma, Hare Hare, si situa sempre sul piano assoluto, anche nel caso di caduta accidentale.

Le parole sādhur eva, "è una persona santa", sono dense di significato, perché ci mettono in guardia dallo screditare un devoto del Signore per una deviazione occasionale e ci suggeriscono invece di vederlo sempre come una persona santa, concetto enfatizzato dalla parola mantavyaḥ. Chi non osserva questa regola e manca di rispetto a un devoto per aver accidentalmente fallito offende la volontà del Signore Supremo. L’unica qualifica richiesta al devoto è di essere impegnato esclusivamente e costantemente nel servizio di devozione. Il seguente verso è tratto dal Nṛsiṁha Purāṇa:

bhagavati ca harāv ananya-cetā, bhṛśa-malino ’pi virājate manuṣyaḥ
na hi śaśa-kaluṣa-cchaviḥ kadācit, timira-parābhavatām upaiti candraḥ {BRS 1.3.60}

Queste parole significano che se una persona dedicata al servizio del Signore si trova coinvolta in atti riprovevoli, questi atti devono essere visti come le macchie che si notano sulla luna e che non offuscano il suo splendore. Così è per il devoto: una deviazione accidentale non lo rende condannabile.

Non bisogna tuttavia cadere nell’eccesso opposto e concludere che un devoto del Signore possa, nel corso del servizio devozionale, commettere ogni genere di atto reprensibile. Qui si parla solo di errori fortuiti, dovuti alla terribile forza delle influenze materiali. Servire Kṛṣṇa con devozione significa in qualche modo dichiarare guerra all’energia illusoria, e finché non si è abbastanza forti da respingere gli assalti di māyā, si rischiano cadute occasionali. Tuttavia, come abbiamo detto, ogni pericolo sarà evitato non appena si sarà acquisita la necessaria fermezza. Nessuno deve dunque avvalersi delle affermazioni contenute nel verso per commettere atti infami pur continuando a considerarsi un devoto del Signore. Non migliorare il proprio comportamento, nonostante la pratica del servizio di devozione, rivela un magro progresso sulla via spirituale. ▴ chiudi

Londra 22/07/1973

Il figlio dell‘uomo ricco non ha niente da fare, quindi la sua mente diventa l‘officina del diavolo.

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