BG XI.54
Mio caro Arjuna, solo servendoMi con una devozione esclusiva posso essere compreso e visto così come sono di fronte a te. Non si può penetrare in altro modo il mistero della Mia persona.
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SPIEGAZIONE: L’unico modo per comprendere Kṛṣṇa è servirLo con un amore e una devozione totali. Il Signore lo spiega qui molto chiaramente per mostrare ai commentatori non qualificati, inclini ad analizzare la Bhagavad-gītā col metodo speculativo, che i loro sforzi sono una perdita di tempo. Essi non possono concepire come Kṛṣṇa sia potuto apparire davanti ai Suoi genitori in una forma a quattro braccia e trasformarsi subito dopo in una forma a due braccia. Questi temi sono difficili da comprendere con lo studio dei Veda o con la speculazione filosofica e questo verso lo attesta: nessuno può vedere il Signore o comprendere a fondo questi argomenti. Tuttavia, coloro che sono portati per lo studio delle Scritture vediche potranno imparare a conoscerLo in molti modi. Troveranno in esse numerosi princìpi e regole ai quali potranno attenersi per, orientare le proprie austerità, come per esempio osservare il digiuno a Janmāṣṭamī (il giorno dell’avvento di Kṛṣṇa) e in Ekādaśī (l’undicesimo giorno dopo la luna nuova e l’undicesimo dopo la luna piena).
Quanto agli atti di carità, dovranno naturalmente essere rivolti a beneficio dei devoti che servono Kṛṣṇa dedicandosi alla diffusione della scienza di Dio, la coscienza di Kṛṣṇa, in tutto il mondo. La coscienza di Kṛṣṇa è una benedizione per l’umanità intera. Rūpa Gosvāmī disse di Śrī Caitanya Mahāprabhu che era la personalità caritatevole per eccellenza, perché distribuiva liberamente l’amore per Kṛṣṇa a tutti gli esseri, amore che altrimenti sarebbe molto difficile da ottenere. A tal fine, se si devolve una parte del denaro a chi distribuisce la coscienza di Kṛṣṇa, si compie l’atto di carità più bello. Anche l’adorazione nel tempio, compiuta secondo le regole del culto, offre un’occasione di progresso spirituale. Per chi comincia a praticare il servizio devozionale adorare Dio nel tempio è essenziale, come attesta la Śvetāśvatara Upaniṣad (6.23):
yasya deve parā bhaktir, yathā deve tathā gurau
tasyaite kathitā hy arthāḥ, prakāśante mahātmanaḥ
Il Signore Si rivela a chi è risoluto nella sua devozione per il Supremo e ha una ferma fede nel maestro spirituale che lo guida. Senza aver ricevuto una formazione personale sotto le direttive di un maestro spirituale autentico, non si può acquisire la minima conoscenza di Kṛṣṇa. La parola tu, usata in questo verso, indica che non si può usare o consigliare alcun altro metodo, perché non porterebbe a comprendere Kṛṣṇa. Le forme personali di Kṛṣṇa a due braccia e a quattro braccia sono completamente differenti dalla Sua forma universale, temporanea, appena mostrata ad Arjuna. La Sua forma a quattro braccia è quella di Nārāyaṇa e la Sua forma a due braccia è quella di Kṛṣṇa; entrambe sono spirituali ed eterne, mentre la forma universale ha una durata limitata nel tempo. La parola su-durdarśam (difficile da vedere) suggerisce da una parte che nessuno prima di allora aveva visto questa forma universale e dall’altra che i devoti non sentono la necessità di conoscerla. Kṛṣṇa ha svelato questo aspetto di Se stesso per soddisfare la richiesta di Arjuna, ma anche perché in futuro si possa mettere alla prova chiunque si proclami un avatāra di Dio chiedendogli di mostrare la sua forma universale.
Il termine na, ripetuto più volte nel verso precedente, indica che non ci si deve inorgoglire della propria cultura accademica in materia di studi vedici, ma si deve partecipare al servizio devozionale offerto a Kṛṣṇa; soltanto allora si potrà tentare di commentare la Bhagavad-gītā.
Kṛṣṇa passa dalla Sua forma universale alla Sua forma di Nārāyaṇa a quattro braccia, poi alla Sua forma originale a due braccia, dimostrando così che tutte le forme menzionate nelle Scritture vediche sono emanazioni della Sua forma originale a due braccia. Kṛṣṇa è dunque la fonte di tutte le emanazioni e se è distinto da tutte loro, a maggior ragione sarà distinto dal Suo aspetto impersonale. Anche la forma a quattro braccia più vicina alla Sua (quella di Mahā-Viṣṇu sdraiato sull’oceano cosmico che crea e riassorbe innumerevoli universi respirando) è un’emanazione della Sua persona. Nella Brahma-saṁhitā (5.48) si legge:
yasyaika-niśvasita-kālam athāvalambya
jīvanti loma-vila-jā jagad-aṇḍa-nāthāḥ
viṣṇur mahān sa iha yasya kalā-viśeṣo
govindam ādi-puruṣaṁ tam ahaṁ bhajāmi
"Mahā-Viṣṇu, che crea e riassorbe gli innumerevoli universi con la Sua respirazione, è un’emanazione plenaria di Kṛṣṇa. Adoro dunque Govinda, Kṛṣṇa, la causa di tutte le cause." La forma personale di Dio, Kṛṣṇa, che gode di conoscenza e felicità eterne, è quella che lo spiritualista deve adorare. La Bhagavad-gītā conferma che questa forma di Kṛṣṇa è l’originale Persona Suprema, la fonte di tutte le forme di avatāra.
Nei Testi vedici (Gopāla-tāpanī Upaniṣad 1.1) compare la seguente affermazione:
sac-cid-ānanda-rūpāya, krsnāyākliṣṭa-kāriṇe
riamo vedānta-vedyāya, gurave buddhi-sākṣiṇe
"Kṛṣṇa, che hai una forma trascendentale di conoscenza, eternità e felicità, Ti rendo il mio rispettoso omaggio, perché Tu sei il maestro spirituale supremo e comprendere Te equivale a comprendere i Veda." Si legge inoltre: kṛṣṇo vai paramaṁ daivatam, "Kṛṣṇa è Dio, la Persona Suprema." (Gopāla-tāpanī Upaniṣad 1.3) Eko vaśī sarva-gaḥ kṛṣṇa īdyaḥ: "Kṛṣṇa è Dio, la Persona Suprema, ed è degno di adorazione." Eko ’pi san bahudhā yo ’vabhāti: "Kṛṣṇa è uno, ma Si manifesta in un numero illimitato di forme e avatāra." (Gopāla-tāpanī Upaniṣad 1.21)
La Brahma-saṁhitā (5.1) spiega:
iśvaraḥ paramaḥ kṛṣṇaḥ, sac-cid-ānanda-vigrahaḥ
anādir ādir govindaḥ, sarva-kāraṇa-kāraṇam
"Kṛṣṇa è Dio, la Persona Suprema, e ha un corpo eterno di pura conoscenza e felicità. Egli non ha origine, perché è all’origine di ogni cosa. È dunque la causa di tutte le cause."
Altrove si afferma: yatrāvatirṇaṁ kṛṣṇākhyaṁ paraṁ brahma narākṛti, "La Verità Suprema e Assoluta è una persona, il Suo nome è Kṛṣṇa e a volte scende su questa Terra." Lo Śrīmad-Bhāgavatam fa un elenco dei differenti tipi di avatāra del Signore e il nome di Kṛṣṇa vi appare con la precisazione che Kṛṣṇa non è un avatāra, bensì Dio stesso, la Persona Suprema nella Sua forma originale (ete cāṁśa-kalāḥ puṁsaḥ kṛṣṇas tu bhagavān svayam).
Nella Bhagavad-gītā il Signore dichiara: mattaḥ parataraṁ nānyat, "Nulla è superiore alla Mia forma di Kṛṣṇa". E ancora: aham ādir hi devānām, "Io sono la fonte di tutti i deva". Infine, dopo aver compreso l’insegnamento della Bhagavad-gītā, Arjuna conferma la supremazia di Kṛṣṇa con le parole paraṁ brahma paraṁ dhāma pavitraṁ paramaṁ bhavān, "Realizzo ora pienamente che Tu sei Dio, la Persona Suprema, la Verità Assoluta e il rifugio di ogni cosa." L’aspetto universale che Kṛṣṇa ha svelato ad Arjuna non è dunque quello originale di Dio. La forma originale è quella di Kṛṣṇa. La forma universale con le sue migliaia di teste e mani è manifestata solo per attirare l’attenzione di coloro che non hanno ancora sviluppato amore per Dio, ma non è l’aspetto originale di Dio.
I puri devoti del Signore, uniti a Lui da legami d’amore assoluto, non provano alcuna attrazione per la Sua forma universale. Del resto, nei Suoi scambi d’amore spirituale il Signore Si mostra sempre ai Suoi puri devoti nelle sembianze di Kṛṣṇa. Arjuna, quindi, unito a Lui da una stretta relazione di amicizia, non sente un particolare piacere nel vedere l’aspetto universale, anzi prova un senso di paura. Eterno compagno del Signore, egli non ha niente dell’uomo comune e grazie alla sua visione spirituale non è attratto dalla forma universale. Le persone che cercano di elevarsi compiendo attività interessate la troveranno forse meravigliosa, ma coloro che praticano il servizio di devozione le preferiscono la forma infinitamente cara di Kṛṣṇa a due braccia.
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