BG XI.55
Mio caro Arjuna, colui che dopo essersi liberato dalle impurità dovute alla speculazione mentale e all’attività interessata rimane sempre assorto nel puro servizio di devozione, che agisce per Me, si mostra benevolo con tutti gli esseri e fa di Me il traguardo supremo della vita, certamente verrà a Me.
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SPIEGAZIONE: Chiunque desideri avvicinare Dio nella Sua forma suprema di Kṛṣṇa, chiunque desideri recarsi a Kṛṣṇaloka, nel mondo spirituale, e avere un intimo legame con Lui, deve seguire la via raccomandata qui dal Signore. Si ritiene quindi che questo verso racchiuda l’essenza della Bhagavad-gītā.
La Bhagavad-gītā è destinata alle anime condizionate che, ignare della vera vita spirituale, cercano di dominare la natura materiale. Quest’opera si prefigge di mostrare come possono realizzare la loro natura spirituale e riscoprire l’eterna relazione che le unisce all’Essere Spirituale Supremo al fine di tornare a Dio, nella loro dimora originale. Il nostro verso indica senza equivoci che le attività spirituali sono fruttuose solo se s’intraprende la via del servizio di devozione.
Lo spiritualista deve orientare la sua energia in modo che tutte le sue attività convergano in Kṛṣṇa, nella coscienza di Kṛṣṇa. Il Bhakti-rasāmṛta-sindhu (2.225) spiega a questo proposito:
anāsaktasya viṣayān, yathārham upayuñjataḥ
nirbandhaḥ kṛṣṇa-sambandhe, yuktaṁ vairāgyam ucyate
Nessuno dovrebbe fare qualcosa che non sia in relazione a Kṛṣṇa: questo è il kṛṣṇa-karma. Benché sia un diritto compiere svariate attività, non si deve bramarne i frutti, che vanno invece offerti al Signore. Un uomo d’affari, per esempio, può rendere la sua attività cosciente di Kṛṣṇa semplicemente operando per Kṛṣṇa. Poiché Kṛṣṇa è il vero proprietario dell’azienda, è Lui che deve beneficiare dei profitti. Anche se possedesse un’immensa ricchezza, potrebbe offrirla a Kṛṣṇa. Questo è il significato di "lavorare per Kṛṣṇa". Invece di far costruire una grande residenza per il proprio piacere, potrebbe finanziare la costruzione di un bel tempio, installarvi la divina forma del Signore (la mūrti) e assicurarLe un culto conforme alle direttive delle Scritture autorizzate. Naturalmente anche lui avrebbe la possibilità di vivere in quel luogo, ma dovrebbe sempre tener presente che il proprietario dell’edificio è Kṛṣṇa. Questo è ciò che s’intende per kṛṣṇa-karma, atti compiuti senza attaccamento ai risultati e offerti invece a Dio. Questa è coscienza di Kṛṣṇa. Dopo aver fatto l’offerta si ha il diritto di gustare i resti di ciò che si chiama prasāda (misericordia di Kṛṣṇa).
Chi non dispone di mezzi sufficienti per far costruire un tempio potrebbe occuparsi della pulizia del luogo dove si svolge l’adorazione di Dio e tale attività è sempre kṛṣṇa-karma. Oppure, se preferisce, potrebbe coltivare un giardino. Chiunque possieda un po’ di terra (in India anche i più poveri possiedono almeno un pezzo di terra) potrebbe coltivare dei fiori e offrirli al Signore o piantare dei semi dell’arbusto di tulasī, le cui foglie sono molto importanti nell’adorazione di Dio. Kṛṣṇa raccomanda infatti nella Bhagavad-gītā di offrirGli una foglia, un fiore, un frutto o un po’ d’acqua: patraṁ puṣpaṁ phalaṁ toyam; uno qualsiasi di questi modesti doni è sufficiente a soddisfarLo. E quando parla di foglia, intende in particolare la foglia di tulasī. In questo modo, anche il più povero tra i poveri può offrire un servizio a Kṛṣṇa. Questi sono alcuni esempi di come offrire il proprio lavoro a Kṛṣṇa.
Le parole mat-paramaḥ designano la persona che considera la compagnia di Kṛṣṇa nella Sua dimora suprema come la più alta perfezione dell’esistenza. Essa non prova alcun’attrazione per i pianeti superiori come la luna, il sole e gli altri paradisi, né per Brahmaloka, il più evoluto di tutti i pianeti materiali, desidera solo accedere al mondo spirituale. Quando vi giunge non si accontenta d’immergersi nella radiosità del brahmajyoti, ma vuole arrivare a Kṛṣṇaloka, il sommo pianeta spirituale chiamato anche Goloka Vṛndāvana. Poiché possiede una conoscenza perfetta di questo pianeta, non è attratta da altre mete. Poi, come indicano le parole mad-bhaktaḥ, si assorbe completamente nel servizio di devozione, che si compone di nove attività spirituali: ascoltare i discorsi che hanno per oggetto il Signore, glorifìcarLo, ricordarLo, servire i Suoi piedi di loto, adorarLo, offrirGli preghiere, arrendersi ai Suoi desideri, legarsi in amicizia con Lui e abbandonarGli tutto. Praticando queste nove attività devozionali oppure otto, sette o anche solo una, si giunge alla perfezione finale.
Il termine sanga-varjitaḥ indica che non bisogna frequentare la compagnia di persone ostili a Kṛṣṇa, cioè gli atei, e neppure di coloro che sono inclini all’azione interessata o alla speculazione intellettuale. Nel suo Bhakti-rasāmṛta-sindhu (I.I.II) Śrīla Rūpa Gosvāmī da una descrizione dettagliata del puro servizio di devozione:
anyābhilāṣitā-śūnyaṁ, jñāna-karmādy-anāvṛtam
ānukūlyena kṛṣṇānu-, śīlanaṁ bhaktir uttamā
Non si può compiere puramente il servizio di devozione se non si è liberi da ogni impurità inerente al mondo materiale e alla compagnia di persone che si dedicano all’azione interessata o alla speculazione intellettuale. Si giunge al puro servizio di devozione solo quando si è liberi da ogni compagnia indesiderabile e dalla contaminazione dei desideri materiali, e si coltiva favorevolmente la coscienza di Kṛṣṇa. Ānukūlyasya saṅkalpaḥ prātikūlyasya varjanam (Hari-bhakti-vilāsa II.676). Quando si pensa a Kṛṣṇa occorre adottare un atteggiamento favorevole, non come fece Kaṁsa, il nemico di Kṛṣṇa, che dal momento stesso in cui apprese dell’avvento del Signore escogitò ogni sorta di stratagemmi per ucciderLo, tanto che finì per non smettere mai di pensare a Lui. Poiché tutti i suoi tentativi si rivelarono infruttuosi, egli meditava costantemente su Kṛṣṇa, mentre lavorava, mangiava o dormiva. La sua coscienza era assorta in Lui, ma certamente non in modo positivo. Per questo motivo Kaṁsa rimase un essere demoniaco e alla fine il Signore lo uccise.
Chiunque sia ucciso dal Signore ottiene subito la liberazione, ma non è alla liberazione che mira il puro devoto. Egli non la desidera affatto, come non desidera essere elevato al pianeta spirituale più alto, Goloka Vṛndāvana. L’unico suo desiderio è servire Kṛṣṇa in qualsiasi luogo e circostanza.
Poiché è l’amico di tutti, il devoto di Kṛṣṇa non ha nemici (nirvairaḥ). Egli sa per esperienza che solo il servizio di devozione offerto al Signore permette di risolvere in modo definitivo i problemi dell’esistenza umana e vuole che questa via devozionale, la coscienza di Kṛṣṇa, sia introdotta nella società. In passato numerosi devoti del Signore arrivarono a rischiare la vita per diffondere la coscienza di Dio. L’esempio più conosciuto è Gesù Cristo, che fu crocifisso dai non-devoti; egli sacrificò la vita per la causa divina, tuttavia sarebbe superficiale credere che sia stato ucciso. Anche in India ci sono stati numerosi casi simili, come Haridāsa Ṭhākura e Prahlāda Mahārāja. Tutti affrontarono grandi rischi perché desideravano fermamente diffondere la coscienza di Kṛṣṇa, compito per niente facile.
Il devoto ha compreso che la sofferenza nasce dalla dimenticanza della relazione eterna che ci unisce a Kṛṣṇa, di conseguenza il più grande benefìcio che si possa rendere all’umanità è sollevarla da tutti i problemi materiali, ed è proprio questo il servizio che il puro devoto offre al Signore. Possiamo quindi immaginare quanto Kṛṣṇa sia misericordioso verso coloro che si dedicano al Suo servizio e rischiano tutto per soddisfarLo. Non c’è dubbio che queste persone raggiungeranno, dopo aver lasciato il corpo, il pianeta supremo.
Riassumendo, diremo che la forma universale, manifestazione temporanea del Signore, la forma del tempo che tutto divora e anche la forma di Viṣṇu a quattro braccia sono state rivelate da Kṛṣṇa. Egli è dunque la fonte della viśva-rūpa e di Viṣṇu, non il contrario. Tutte le forme hanno origine in Lui. Esistono migliaia di Viṣṇu, ma la forma originale di Śyāmasundara a due braccia è l’unica veramente importante per il devoto.
La Brahma-saṁhitā afferma che coloro che sono attratti con amore e devozione dalla forma Śyāmasundara di Kṛṣṇa la contemplano sempre nel loro cuore e non vedono nient’altro. Dal contenuto di questo capitolo si conclude che la forma di Kṛṣṇa è originale e suprema.
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