31/08/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

BG XII.5

Tuttavia, per coloro la cui mente è attratta dal non-manifestato, dall’aspetto impersonale dell’Assoluto, il progresso è irto di difficoltà, perché questa via si rivela sempre ardua per l’essere incarnato.
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SPIEGAZIONE: Lo spiritualista che si vota all’aspetto impersonale, inconcepibile e non manifestato del Signore Supremo è un jñāna-yogi, chi invece è pienamente assorto nella coscienza di Kṛṣṇa e serve il Signore con amore e devozione è un bhakti-yogi. La differenza tra i due si manifesta qui in modo evidente: la via del jñāna-yoga, benché conduca infine allo stesso traguardo, è molto spinosa, mentre quella del bhakti-yoga (diretto servizio al Signore) è assai più facile e naturale per l’anima incarnata. Poiché l’anima condizionata è incarnata da tempo immemorabile, le è molto difficile capire su una base puramente teorica di essere distinta dal corpo materiale. Il bhakti-yogi adora dunque Kṛṣṇa nella Sua forma arcā, che gli permette di applicare correttamente la concezione corporea che ha di ogni persona. Naturalmente l’adorazione del Signore nella Sua forma di mūrti nel tempio non è idolatria. Le Scritture vediche precisano che il culto rivolto a Dio può essere saguṇa o nirguṇa, secondo che si veda il Signore con o senza le Sue caratteristiche. L’adorazione della mūrti è saguṇa, perché il Signore vi è rappresentato con l’ausilio di elementi materiali. Tuttavia, anche se si usa il legno, la pietra o la pittura ad olio per rappresentare la forma del Signore, questa non è materiale. Tale è la natura assoluta del Signore Supremo.

Facciamo un esempio semplice ma appropriato: una lettera imbucata in una cassetta postale giungerà a destinazione senza difficoltà, ma non si può dire altrettanto di una lettera infilata in una fessura qualsiasi o in una imitazione di buca da lettere non riconosciuta dall’ufficio postale. Analogamente, il Signore è rappresentato dalla mūrti o arcā-vigraha, la Sua manifestazione in questo mondo. Essendo onnipresente e onnipotente, Kṛṣṇa può accettare, attraverso la Sua forma arcā, il servizio del Suo devoto e facilitare così la pratica devozionale delle anime condizionate.

Non è difficile per un devoto avvicinare l’Essere Supremo immediatamente e direttamente, mentre coloro che intraprendono la via dell’impersonalismo incontrano numerosi ostacoli. Per comprendere l’aspetto non manifestato dell’Assoluto gli impersonalisti devono infatti non solo studiare le Upaniṣad e altri Testi vedici, e imparare quindi la lingua sanscrita, ma devono anche percepire ciò che non è percettibile e infine capire e assimilare perfettamente tutto questo studio, compito ben arduo per un comune essere umano. Il devoto invece, assorto nel servizio a Kṛṣṇa, non ha alcuna difficoltà a realizzare Dio, la Persona Suprema, seguendo le istruzioni di un maestro spirituale autentico, rendendo regolarmente i suoi omaggi alla forma del Signore installata nel tempio (mūrti), ascoltando le glorie del Signore e mangiando i resti del cibo che Gli è stato offerto. È evidente che l’impersonalista intraprende inutilmente una strada difficile, rischiando inoltre di non arrivare mai alla realizzazione della Verità Assoluta, mentre il personalista vi giunge direttamente, senza rischio e senza difficoltà.

Nello Śrīmad-Bhāgavatam si trova un passo simile a questo verso, in cui è detto che se invece di seguire la via della bhakti e abbandonarsi alla Persona Suprema, si trascorre tutta la vita a cercare di distinguere ciò che è Brahman da ciò che non lo è si rischia di ricavarne solo difficoltà. Kṛṣṇa consiglia dunque di non incamminarsi per una via così impegnativa, che non da neppure la certezza di condurre al giusto traguardo.

L’essere vivente è eternamente un’anima individuale e cercando di fondersi nel Tutto assoluto realizzerà forse gli aspetti di eternità e conoscenza propri della sua natura originale, ma non l’aspetto di felicità che gli è ugualmente inerente. È possibile, tuttavia, che lo spiritualista esperto nella pratica del jñāna-yoga approdi un giorno, per la grazia di un devoto, al servizio di devozione, il bhakti-yoga, ma la sua lunga pratica nell’impersonalismo gli creerà nuovi problemi, perché molto difficilmente riuscirà a disfarsi di questo concetto. Così, la meditazione sul non manifestato può solo offrire difficoltà a coloro che vi si dedicano, sia nella pratica che nella realizzazione. Ogni essere è dotato di un parziale libero arbitrio, ma deve sapere in tutta certezza che la via del non-manifestato contrasta con la natura spirituale e felice dell’anima ed è quindi meglio evitare di seguirla.

La coscienza di Kṛṣṇa comporta un’assorbimento totale nel servizio di devozione ed è la via migliore; la persona che se ne allontana deliberatamente corre il rischio di deviare verso l’ateismo. In ogni era, in particolare nella nostra, il metodo di realizzazione che porta a concentrarsi sull’inconcepibile, il non-manifestato inaccessibile ai sensi, non deve mai essere incoraggiato. Il Signore, Śrī Kṛṣṇa, lo sconsiglia. ▴ chiudi

CBY3 Liv.2 - Modulo 5 parte 2 - Lezione 2

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Lettera a Ekayani 31/08/1971

Per avere tutte le risposte alle tue domande, la cosa migliore da fare, è che tu canti Hare Krishna e che tu vada a Krishna loka.

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