22/10/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

BG XV.7

Gli esseri in questo mondo materiale sono frammenti eterni della Mia persona, ma essendo condizionati lottano con accanimento contro i sei sensi, tra cui la mente.
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SPIEGAZIONE: Qui è chiaramente definita l’identità dell’essere individuale: è per l’eternità un frammento infinitesimale del Signore Supremo. Non si cada nell’errore di credere che una volta ottenuta la liberazione egli perderà l’individualità per diventare tutt’uno col Signore. Rimane eternamente una particella del Signore, come sottolinea del resto il termine sanātanaḥ. Dalle Scritture vediche apprendiamo che il Signore Si manifesta e Si moltiplica in un’infinità di emanazioni, le più immediate si chiamano viṣṇu-tattva e le secondarie jīva-tattva (gli esseri individuali). In altre parole, le manifestazioni viṣṇu-tattva sono Sue emanazioni personali, mentre le manifestazioni jīva-tattva sono emanazioni distinte dalla Sua Persona. Attraverso le Sue emanazioni personali Egli Si manifesta in svariate forme, come Viṣṇumūrti, Rāma, Nṛsiṁhadeva e tutte le emanazioni plenarie che regnano sui pianeti Vaikuṇṭha, mentre le emanazioni distinte dal Signore, cioè gli esseri viventi, sono i Suoi servitori eterni.

Le emanazioni personali di Dio, le Sue forme individuali, esistono eternamente e così pure le emanazioni distinte hanno un’individualità eterna. Essendo parti integranti del Signore, gli esseri individuali possiedono in quantità infinitesimale le Sue stesse caratteristiche, tra cui l’indipendenza. Ogni essere è un’anima distinta, provvista di una propria individualità e di una minima parte d’indipendenza: se ne fa cattivo uso cade allo stato condizionato, se ne fa buon uso rimane per sempre allo stato liberato. In entrambi i casi l’essere è eterno come il Signore. Allo stato liberato non è più soggetto alle condizioni materiali e prende parte attiva al sublime servizio del Signore, mentre allo stato condizionato è dominato dai tre guṇa e dimentica il suo servizio al Signore. Deve allora lottare duramente nel mondo materiale anche solo per mantenersi in vita.

Gli esseri viventi, non solo gli uomini, i cani e i gatti, ma anche i più grandi capi dell’universo, come Brahmā, Śiva e perfino Viṣṇu, fanno parte integrante del Signore Supremo e sono tutti eterni, non sono manifestazioni effimere. Il termine karṣati (lottare duramente), usato in questo verso, è molto significativo. L’anima condizionata è trattenuta nella materia dal falso ego con catene d’acciaio e la mente è il principale agente responsabile delle sue peregrinazioni nel mondo materiale. Quando è la virtù a governare la mente, si agisce con rettitudine; quando domina la passione, le azioni sono fonte d’angoscia; quando prevale l’ignoranza, l’anima deve errare nelle specie inferiori di vita.

È chiaro in ogni modo che l’anima condizionata è coperta dal corpo materiale, che include i sensi e la mente. Tuttavia, ottenuta la liberazione, questo involucro materiale perisce e il corpo spirituale si manifesta nella sua vera natura. A questo proposito, nel Mādhyandi-nāyana-śruti si legge: sa vā eṣa brahma-niṣṭha idaṁ sarīraṁ marttyam atisṛjya brahmābhisampadya brahmaṇā paśyati brahmaṇā śṛnoti brahmaṇaivedaṁ sarvam anubhavati. Quando l’anima lascia il corpo materiale per entrare nel mondo spirituale, ravviva il suo corpo spirituale col quale può vedere Dio, la Persona Suprema, a tu per tu, può ascoltarLo, parlarGli direttamente e conoscerLo così com’è. La smṛti insegna inoltre che sui pianeti spirituali tutti gli esseri sono dotati di corpi dalle caratteristiche simili a quelle del Signore (vasanti yatra puruṣāḥ sarve vaikuṇṭha-mūrtayaḥ). Per quanto riguarda la natura dei corpi spirituali, non esiste alcuna differenza tra gli esseri individuali e le emanazioni viṣṇu-tattva. Alla liberazione l’essere individuale ottiene dunque, per la grazia di Dio, un corpo spirituale.

Anche il termine mamaivāṁśaḥ (frammenti infinitesimali del Signore) riveste grande importanza. Un frammento del Signore non assomiglia affatto al frammento di un oggetto materiale che si è rotto. Nel secondo capitolo si legge che l’anima spirituale non può mai essere ridotta in frantumi. I frammenti di cui parla il nostro verso non sono strutturati come la materia, non possono essere divisi e ricomposti nuovamente. L’uso qui del termine sanscrito sanātana ("eterno") non lascia dubbi: questo minuscolo frammento è eterno. Sempre nel secondo capitolo {BG II.13} si apprende che un frammento del Signore risiede in ogni corpo (dehino ’smin yathā dehe) e quando giunge a liberarsene risveglia il suo corpo spirituale per godere della compagnia del Signore su uno dei pianeti del mondo spirituale. Naturalmente, essendo una minuta parte della Sua persona, l’essere individuale è qualitativamente uguale a Lui, come le pagliuzze d’oro sono anch’esse oro. ▴ chiudi

Lettera a Kirtanananda 22/10/1968

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