17/10/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

BG XIV.27

Io sono la base del Brahman impersonale, che è immortale, imperituro, eterno e costituisce il principio stesso della felicità suprema.
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SPIEGAZIONE: Immortalità, eternità e felicità costituiscono la natura del Brahman inesauribile. Il Brahman rappresenta la prima tappa nella realizzazione spirituale; il Paramātmā, l’Anima Suprema, è la seconda, e Bhagavān, la Persona Suprema, è la realizzazione finale della Verità Assoluta. La Persona Suprema include quindi il Brahman e il Paramātmā.

Nel settimo capitolo si è visto che il Signore feconda la natura materiale, manifestazione della Sua energia inferiore, introducendovi frammenti dell’energia superiore; in questo modo l’elemento spirituale si manifesta nella natura materiale. Quando l’essere condizionato dalla materia inizia a coltivare la conoscenza spirituale supera questa condizione materiale e giunge gradualmente al concetto di Brahman. Raggiunto questo stadio, primo nella realizzazione spirituale, lo spiritualista ha già superato il piano materiale, ma non ha ancora perfettamente realizzato il Brahman. Potrà rimanere a questo livello, se lo desidera, poi elevarsi passo dopo passo fino a realizzare il Paramātmā e infine Bhagavān, Dio, la Persona Suprema. Le Scritture vediche ci offrono numerosi esempi di persone, come i quattro Kumāra, che realizzarono il Brahman, la concezione impersonale della Verità, prima di elevarsi gradualmente al servizio di devozione.

Chi però non riesce a superare il livello del Brahman, la concezione impersonale della Verità Assoluta, rischia di cadere dalla sua posizione. Lo Śrīmad-Bhāgavatam afferma che lo spiritualista giunto al piano del Brahman non avrà un’intelligenza perfettamente chiara se non si eleva ulteriormente, perché rimarrà privo della conoscenza della Persona Suprema, correndo sempre il rischio di cadere dal livello raggiunto se non adotta il servizio devozionale. Nei Testi vedici si legge: raso vai saḥ / rasaṁ hy evāyaṁ labdhvānandī bhavati, "Solo chi giunge a conoscere Śrī Kṛṣṇa, Dio, la Persona Suprema, fonte inesauribile di piacere, prova una felicità trascendentale." (Taittirīya Upaniṣad 2.7.1)

Il Signore Supremo possiede appieno le sei opulenze spirituali e le condivide col devoto che Lo avvicina, il quale, come il servitore del re, gode quasi degli stessi vantaggi del suo Maestro. Così, la vita eterna e una gioia inesauribile accompagnano il servizio di devozione, che include la realizzazione del Brahman, cioè l’immortalità e l’eternità. La persona assorta nel servizio di devozione possiede quindi tutte queste perfezioni.

L’essere vivente, sebbene Brahman per natura, desidera dominare l’energia materiale e ciò provoca la sua caduta. Per sua natura l’essere è al di là dei tre guṇa, ma quando entra in contatto con la natura materiale viene preso nelle reti dalla virtù, della passione e dell’ignoranza, e cerca subito di dominare il mondo materiale. Tuttavia, se pratica il servizio di devozione, nella piena coscienza di Kṛṣṇa, trascenderà automaticamente i guṇa e il suo desiderio illecito di sovrastare la natura materiale svanirà. È essenziale dunque prender parte, insieme con altri devoti, al servizio di devozione, che comprende nove aspetti: ascoltare le glorie del Signore, cantarle, ricordarle, servire i piedi di loto del Signore, adorarLo, offrirGli preghiere, servirLo, legarsi in amicizia con Lui e abbandonarsi completamente a Lui. La compagnia assidua dei devoti e l’influenza del maestro spirituale cancellano a poco a poco il desiderio di dominio e consentono di stabilirsi nella pratica del sublime servizio d’amore al Signore. Dal ventiduesimo al ventisettesimo verso di questo capitolo Kṛṣṇa raccomanda questa pratica, la cui esecuzione è molto facile; è sufficiente servire il Signore, mangiare i resti santificati del cibo offerto alla mūrti, sentire il profumo dei fiori offerti ai Suoi piedi di loto, visitare i luoghi santi dove si svolsero i Suoi divertimenti trascendentali, leggere le Scritture in cui sono narrati i Suoi divertimenti e gli scambi d’amore con i devoti, cantare i Suoi santi nomi (Hare Kṛṣṇa, Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa, Hare Hare / Hare Rāma, Hare Rāma, Rāma Rāma, Hare Hare) e osservare i giorni di digiuno che commemorano la Sua apparizione e scomparsa in questo mondo, come anche quelle dei Suoi devoti. Svolgendo queste attività si arriva al completo distacco da ogni attività materiale. Chi può accedere così al brahmajyoti (o ai differenti aspetti del Brahman) diventa qualitativamente uguale a Dio, la Persona Suprema. ▴ chiudi

Vrindavana 17/10/1972

I sei goswami erano immersi nell‘oceano degli scambi amorosi delle gopi con Krishna. Perciò il fatto di essere dei mendicanti (rinunciati) era una cosa esterna. Essi gioivano di cose migliori. Perciò, se non siete in grado di provare piacere nelle attività più elevate, non potrete abbandonare quelle inferiori.

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