Shri Namamrita
“Connettersi a Kṛṣṇa, relazionarsi al Suo Santo Nome come a una persona e riconoscere il canto come una pratica indispensabile farà tutta la differenza.
Kṛṣṇa ...
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BG VIII.28
Chi sceglie la via del servizio devozionale non si priva dei frutti che offrono lo studio dei Veda, i sacrifici, le austerità, gli atti caritatevoli, la ricerca filosofica e l’azione interessata. Con la sola pratica devozionale li ottiene tutti e alla fine raggiunge l’eterna e suprema dimora.
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SPIEGAZIONE: Questo verso riassume il settimo e l’ottavo capitolo, che riguardano soprattutto la coscienza di Kṛṣṇa e il servizio di devozione. È essenziale studiare i Veda sotto la direzione di un maestro spirituale e accettare di vivere accanto a lui una vita di grande austerità. Il brahmacārī deve abitare nella casa del maestro come un umile servitore, fare la questua di casa in casa e portarla a lui, consumare i pasti solo dopo averne ricevuto il permesso e se un giorno questo permesso non dovesse arrivare, dev’essere pronto a digiunare. Questi sono alcuni princìpi vedici del brahmācarya.
Dopo aver studiato i Veda dall’età di cinque anni fino ai venti sotto la guida del maestro spirituale, il brahmacārī potrà diventare un uomo dal carattere perfetto. Lo studio dei Veda, infatti, non è un passatempo per pensatori sprofondati in poltrona, ma è destinato a formare uomini perfetti. Dopo avere ricevuto questa formazione, il brahmacārī può sposarsi e farsi una famiglia. Deve allora compiere vari sacrifici per continuare il suo progresso spirituale ed elargire la carità tenendo conto del momento, delle circostanze e della persona a cui sono destinati i doni; infatti, occorre distinguere bene, alla luce della Bhagavad-gītā, la carità che nasce dalla virtù, dalla passione o dall’ignoranza. Infine, al momento opportuno, egli lascia la vita familiare e sociale per abbracciare l’ordine del vānaprastha, in cui intraprende una severa ascesi: abita nella foresta, si veste con la corteccia degli alberi, non si rasa più e così via. Passando dal brahmācarya al gṛhastha-āśrama, poi dal vānaprastha-āśrama al sannyāsa, progredisce fino allo stadio più elevato dell’esistenza. Tra coloro che seguono questo sentiero alcuni andranno sui pianeti celesti, altri avanzeranno ulteriormente e raggiungeranno una destinazione spirituale: il brahmajyoti impersonale o i pianeti Vaikuṇṭha, oppure Kṛṣṇaloka. Questa è la via tracciata dalle Scritture vediche, ma la coscienza di Kṛṣṇa ha una particolarità straordinaria: permette di scavalcare in un colpo solo, con la pratica del servizio di devozione, tutti i riti inerenti ai quattro ordini menzionati sopra.
Le parole idaṁ viditvā indicano che bisogna cercare di comprendere gli insegnamenti di Kṛṣṇa contenuti nel settimo e nell’ottavo capitolo della Bhagavad-gītā studiandoli in compagnia dei devoti del Signore e non basandosi sull’erudizione o sulla speculazione intellettuale. Se una persona ha la fortuna di capire la Bhagavad-gītā in compagnia dei devoti, specialmente i capitoli compresi tra il settimo e il dodicesimo, che racchiudono l’essenza di questo Testo sacro, la sua vita diventa più gloriosa di quanto l’avrebbero resa tutti i sacrifici, le austerità, le carità e le speculazioni immaginabili, perché riceve i benefici di tutte queste attività semplicemente con la coscienza di Kṛṣṇa.
Se si ha anche solo un po’ di fede nella Bhagavad-gītā, è bene ascoltarne l’insegnamento da un devoto del Signore perché, come spiega l’inizio del quarto capitolo, solo lui può coglierne perfettamente il significato e la finalità. La fede consiste nello scegliere di ascoltare la Bhagavad-gītā da un devoto di Kṛṣṇa, piuttosto che perdersi nelle speculazioni mentali di commentatori non qualificati. Cercando e ottenendo la compagnia dei devoti arriveremo a studiare e a comprendere la Bhagavad-gītā; cominceremo allora a praticare il servizio di devozione, che dissipa tutti i nostri errori e dubbi su Kṛṣṇa, sulla Sua forma, il Suo nome, i Suoi divertimenti, le Sue attività e gli altri Suoi aspetti. Fissi nel suo studio, ne trarremo una grande gioia e alla fine raggiungeremo lo stadio in cui ci sentiremo sempre coscienti di Kṛṣṇa. Continuando nell’evoluzione spirituale, saremo inondati dall’amore per Kṛṣṇa ed è questa la perfezione più alta che ci condurrà fino a Goloka Vṛndāvana, la dimora di Kṛṣṇa nel mondo spirituale, dove gusteremo la felicità eterna.
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Bhaktyā Labhya dāś
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