05/04/2026
Ufficio per lo sviluppo della congregazione in Italia (USCI)

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa, Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare, Hare Rāma Hare Rāma, Rāma Rāma Hare Hare

BG IV.8

Discendo di era in era per liberare i credenti, annientare i miscredenti e ristabilire i principi della religione.
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SPIEGAZIONE: La Bhagavad-gītā definisce sādhu (persona santa) chi è cosciente di Kṛṣṇa. Benché esternamente possa sembrare irreligioso, chi possiede appieno le qualità inerenti alla coscienza di Kṛṣṇa è un sādhu. Duṣkṛtām si applica invece a coloro che non mostrano alcun interesse per la coscienza di Kṛṣṇa. Queste persone sono considerate le meno intelligenti e le più degradate del genere umano, anche se hanno beneficiato di una buona educazione materiale, mentre chi è impegnato al cento per cento nella coscienza di Kṛṣṇa è sempre considerato un sādhu pur non avendo ricevuto una grande educazione o cultura.

Il Signore non è affatto costretto ad apparire di persona per annientare gli atei, come fece con Rāvaṇa e Kaṁsa. I Suoi numerosi agenti sono perfettamente in grado di occuparsene. Egli viene in particolare per dare sollievo ai Suoi puri devoti, perseguitati senza tregua da gente demoniaca, sempre pronta ad assalirli anche quando appartengono alla loro stessa famiglia. Prahlāda Mahārāja, per esempio, fu perseguitato da suo padre Hiraṇyakaśipu, così come Vāsudeva e Devakī, padre e madre di Kṛṣṇa, furono tormentati da Kaṁsa, fratello di Devakī, soltanto perché Kṛṣṇa doveva nascere dalla loro unione. Se Kṛṣṇa apparve, fu per liberare Devakī piuttosto che per sopprimere Kaṁsa, anche se queste due missioni furono compiute contemporaneamente. Il verso dice quindi che il Signore scende in differenti forme per liberare i devoti e annientare i miscredenti.

I versi seguenti, tratti dalla Caitanya-caritāmṛta (Madhya 20.263-264) di Kṛṣṇadāsa Kavirāja, danno una concisa definizione dell’avatāra:

sṛṣṭi-hetu yei mūrti prapañce avatare
sei īśvara-mūrti ’avatāra’ nāma dhare
māyātita paravyome savāra avasthāna
viśve ’avatāri’ dhare ’avatāra’ nāma

"Quando il Signore scende dal Suo regno in una determinata forma per manifestarsi nell’universo materiale, Gli si dà il nome di avatāra, incarnazione divina. Queste manifestazioni risiedono eternamente nel mondo spirituale, il regno di Dio, e sono chiamate avatāra quando scendono nella creazione materiale."

Esistono diverse categorie di avatāra: i purusa-avatāra, i guṇa-avatāra, i līlā-avatāra, i śaktyāveśa-avatāra, i manvantara-avatāra e gli yuga-avatāra. Tutti appaiono in epoche ben determinate, in una delle tante regioni dell’universo, ma Kṛṣṇa è il Signore originale, la fonte di tutti gli avatāra. Quando viene in questo mondo è per sollevare dalla sofferenza i Suoi puri devoti e soddisfare il loro desiderio di vederLo rivelare i Suoi divertimenti originali di Vṛndāvana. Lo scopo principale del Signore come avatāra è dunque allietare il cuore di coloro che Lo amano di un amore puro.

Il Signore afferma di apparire in ogni era, ciò significa che appare anche nell’età di Kali. Lo Śrīmad-Bhāgavatam rivela infatti che durante la nostra epoca scende nella forma di Śrī Caitanya Mahāprabhu per diffondere la coscienza di Kṛṣṇa nell’India intera attraverso il movimento del saṅkīrtana (il canto congregazionale dei santi nomi di Dio). Śrī Caitanya predisse che il saṅkīrtana si sarebbe diffuso presto in tutto il mondo, in ogni città e in ogni villaggio.

L’avatāra Caitanya Mahāprabhu non è descritto direttamente, ma velatamente in alcuni passi confidenziali delle Scritture, tra cui le Upaniṣad, il Mahābhārata e lo Śrīmad-Bhāgavatam. Il Suo movimento del saṅkīrtana affascina tutti i devoti di Kṛṣṇa. Egli non distrugge i miscredenti, ma li libera con la Sua misericordia incondizionata. ▴ chiudi

BG IV.9

Chiunque conosca la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività, o Arjuna, non deve più nascere in questo mondo materiale; lasciando il corpo, raggiunge la Mia eterna dimora.
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Lettera a Sukadeva 05/4/1974

Una delle caratteristiche del devoto è la sua gentilezza. Se un confratello si ammala, è nostro dovere aiutarlo a trovare le medicine e ricevere le cure così che possa guarire; non c’è necessità di trattarlo male solamente perchè è malato. Non dovresti neanche permettere che chi si ammala venga trascurato. Finchè avremo un corpo materiale, saremo soggetti alla malattia, ma nonostante ciè dovremmo sempre cercare di rimanere sulla piattaforma spirituale.

New York 05/04/1966: BG II.49-51

Prabhupāda: Il Signore Śrī Kṛṣṇa sta solo cercando di porre Arjuna nella piattaforma di attività della coscienza pura. Abbiamo già discusso per molti giorni che non siamo questo corpo spento, ma siamo coscienza, in un modo o nell'altro, siamo in contatto con questa materia. Perciò la nostra libertà è controllata. In quanto esseri spirituali, siamo liberi, liberi di agire liberi di avere qualsiasi cosa, pura, senza contaminazioni, senza malattie, senza nascita, senza morte senza vecchiaia, e oltre a questo, abbiamo molte molte altre qualifiche nella nostra vita spirituale. Quindi, purtroppo, a causa del contatto con questa materia, siamo ostacolati in molti modi. Dovremmo capire che questa è l'opportunità; questa vita umana è l'unica opportunità. Se perdiamo questa opportunità, può darsi che nella prossima vita non avremo più questa bella forma di vita umana civilizzata, secondo il nostro karma. Ma una cosa è certa. Sarete felici di sapere che una volta iniziato questo processo di realizzazione spirituale si ha la garanzia di avere una prossima vita come essere umano.
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