BG IV.31
O grande tra i Kuru, sappi che senza compiere sacrifici non si può vivere felici in questo mondo o in questa vita, che dire della prossima?
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SPIEGAZIONE: Qualunque siano le nostre condizioni di vita in questo mondo, tutti ignoriamo qual è la nostra vera natura. In realtà, la vita quaggiù è il risultato delle molteplici conseguenze dei nostri peccati. L’ignoranza è la causa di una vita peccaminosa, che a sua volta è all’origine della nostra prolungata permanenza nell’universo materiale. Poiché la forma umana è l’unica che permette di uscire dalla prigione materiale, i Veda danno la possibilità di liberarsi mostrando la via della pratica religiosa, della prosperità economica e del piacere dei sensi regolato, e alla fine offrono la via d’uscita definitiva da questa miserabile condizione. Le pratiche religiose, che includono i differenti sacrifici raccomandati in precedenza, consentono di risolvere automaticamente l’insieme dei problemi economici. Compiendo questi yajña (sacrifici) si ottiene tutto il cibo necessario alla vita (latte, cereali, legumi, frutta e verdura) anche in caso d’ipotetica sovrappopolazione. Una volta sazia, una persona vorrà soddisfare i sensi, allora i Veda raccomandano il matrimonio consacrato, che accontenta i sensi ma li assoggetta a certe restrizioni. Osservando queste regole ci si libera gradualmente dal giogo della materia, e la perfezione di questa vita liberata è ritrovare la compagnia del Signore Supremo.
Poiché i sacrifici (yajña) portano alla perfezione, chi non è pronto a compierli, secondo quanto è prescritto nei Veda, come può sperare in una vita felice in questo corpo o nel prossimo, su un altro pianeta? I pianeti celesti offrono una vasta gamma di comodità materiali e coloro che compiono questi yajña godranno di gioie immense, ma la felicità più grande si ottiene solo raggiungendo i pianeti spirituali grazie alla pratica della coscienza di Kṛṣṇa. In conclusione, la coscienza di Kṛṣṇa è la soluzione definitiva a tutti i problemi dell’esistenza.
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Lettera a Giriraja 12/04/1972
Con la distribuzione di prasada farete un servizio al Signore ed anche il pubblico sarà soddisfatto di voi. Incrementate gradualmente il numero di ospiti e non trascurate nessuno. Continuate in questo modo. Qualsiasi cibo sia disponibile distribuiscilo equamente; potrebbe non essere molto opulento, ma a nessuno dovrebbe essere negata una porzione equa.
New York 12/04/1966: BG II.51-55
Anche nelle vostre leggi statali, siamo vincolati da tante leggi.
Questa è la nostra posizione. Questo è il cosiddetto stadio condizionato della vita. Non c'è libertà. Noi dichiariamo: "Appartengo alla nazione libera. Sono libero". Sono tutte semplici speculazioni mentali. Non c'è libertà. Finché sono legato alle condizioni della natura, non c'è libertà.
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