Shri Namamrita
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SRI NAMAMRTA 60
Lo scopo migliore dei rituali vedici, della filosofia vedica e del misticismo vedico è fornito dal canto del santo nome
Bisogna essere tanto intelligenti da capire il vero scopo dei Veda senza lasciarsi attrarre solo dai riti prescritti, e occorre anche troncare il desiderio di andare sui pianeti superiori allo scopo di godere più intensamente dei piaceri materiali. L’uomo d’oggi non può osservare le regole necessarie all’esecuzione dei riti vedici e a quelle prescritte nel Vedānta e nelle Upaniṣad. Compiere i riti vedici richiede molto tempo, energia, conoscenza e risorse, tutte cose di cui quest’età di Kali non è generosa. Si può tuttavia raggiungere il fine ultimo della cultura vedica cantando i santi nomi del Signore, come raccomanda Śrī Caitanya Mahāprabhu, il liberatore di tutte le anime cadute. Quando Prakāśānanda Sarasvatī, un grande erudito in materia vedica, rimproverò a Śrī Caitanya di essere “sentimentale” perché cantava i santi nomi invece di studiare la filosofia del Vedānta, Śrī Caitanya Mahāprabhu, che è Dio stesso, rispose che il Suo maestro spirituale, avendoLo trovato molto ignorante, Gli aveva ordinato di cantare i santi nomi di Śrī Kṛṣṇa. E così cantando Si sentì invadere da un’estasi incontenibile. Nell’era in cui viviamo, il Kali-yuga, la maggior parte della gente è ignorante e incapace di comprendere la filosofia del Vedānta; perciò il metodo raccomandato per raggiungere lo stesso scopo a cui mira lo studio del Vedānta è quello di cantare i santi nomi del Signore evitando di commettere offese. Il Vedānta è la crema della saggezza vedica, e Kṛṣṇa ne è l’autore e il conoscitore. Il più grande Vedantista è il mahātmā, la grande anima che trae piacere dal canto dei santi nomi. Questo è il fine supremo dello studio dei Veda. (B.G. 2.46)
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BG III.14
Il corpo di tutti gli esseri trova sostentamento nei cereali, che crescono grazie alle piogge. Le piogge sono prodotte dal compimento di sacrifici [yajña], che a loro volta nascono dai doveri prescritti.
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Vrindavana 12/3/1974
Un semplice cambio di abito non ci rende migliori; lo saremo solo quando adotteremo con serietà i principi del servizio devozionale. In Kali yuga molti pensano: “Poichè ho cambiato il mio vestito ora sono diventato un grande sannyasi”, oppure “Adesso che ho il filo sacro sono un brahmana”. No, la persona deve ricevere una regolare preparazione.
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Bhaktyā Labhya dāś
Devakī Rūpa devī dāsī
Ākarṣiṇī Rādhikā devī dāsī
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